Cambio stagione

E’ un Lunedì di vacanza che poi vacanza non è. Si, i tempi sono meno frenetici e qualche piacere in più del solito come mangiare senza un badge sul tavolo e l’ansia di rispettare la mezzora. E’ vacanza se ti puoi anche concedere una bella seduta pesante in palestra in quasi totale solitudine e la musica di sottofondo; solo un capannello di carampane in attesa dell’ora di ginnastica dolce a fare salotto. Bello iniziare la settimana di Martedì, l’approccio è senza dubbio diverso e propositivo. Guai però desiderare il Venerdì più di ogni altra cosa perché, come ho sempre sostenuto, tirare il tempo significa non accorgersi minimamente del suo passaggio perdendo molte occasioni per immortalarne aspetti interessanti. Ad esempio l’opportunità di lasciare qualche piccolo pensiero, come faccio qui, quasi quotidianamente. Il fine settimana non è scivolato via in un attimo, anzi direi l’esatto contrario. Ho messo a disposizione la mia voglia di fare alla causa del cambio di stagione, ripulendo cassetti e rispolverando vecchie cartacce. Tutto per non pensare, naturalmente. Mi sono così guadagnato l’illusione di avere qualcosa sotto controllo, da cui poter ripartire in vista di nuovi impegni. Roba di non grande rilevanza a livello sociale comunque. Ribadisco la voglia e la convinzione di partire in solitario e di programmarmi un breve viaggio. Sono assai deluso dal comportamento dell’ultima persona della mia vita nella quale riponevo fiducia. Delusione però non è il termine esatto. Sarebbe meglio parlare di spiacevole scoperta della leggerezza di rapporti che credevo indissolubili. Ci vuole veramente poco a far morire un’amicizia dimenticandosi giorno per giorno di certe abitudini e scoprendo che si può vivere facendone a meno. Appunto. Possiamo realmente andare avanti rinunciando a presenze quotidiane? A piccole empatie? A questo punto mi viene da dire che è così. Sono assai pericoloso per la rapidità con cui abbandono le persone se non riescono a seguire il mio percorso tortuoso. Non è colpa loro, forse l’unica cosa di cui le si può biasimare è di non confessarlo apertamente, di stare dietro ai miei sbalzi fingendo un interesse ormai di facciata, di circostanza. Così facendo i rapporti muoiono lentamente e le parole prendono forma e sostanza ipocrite. E’ assurdo che io debba ancora svenarmi a livello cerebrale tentando di capire. Dovrei afferrare persone e frasi inutili come si fa con un foglio di carta, appalottolandolo e gettandolo nel cesto. Riprovando a scrivere, a tracciare un nuovo percorso senza pericolo di perdere tempo a guardarmi intorno. Lo dico da troppo tempo. Ammazza quanto sono bravo a predicare bene e razzolare male.

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