Tsunami

Non ricordo quanti “punti di non ritorno” ho incontrato nella mia vita. E nemmeno quanti fondi ho toccato che poi fondi non erano, ma solo punte di un iceberg profondo chilometri. Fatico a ricordare quante volte ho trattenuto un pianto liberatorio al solo scopo di non arrecare dolore a chi mi stava vicino. Per non parlare della voglia di maledire questa vita, me stesso, il mio cervello. Si, la mia vera prigione, il peggiore dei nemici al quale non posso opporre resistenza se non apparenza e tante maschere. Odio profondo di non essere un altro, rassegnazione pensando e ripensando che a quasi cinquant’anni tu sei questo. La vita è questa ma io non ci sto più dentro e non mi sopporto più. Faccio un passo, poi mi pento, poi ci ripenso, poi immagino scenari apocalittici frutto di una scelta che, almeno una volta, sembrava coraggiosa. In questo senso sono un uomo completamente inutile, devastato dalle teorie, mortificato fino al midollo dalla mancanza totale di rispetto verso se stesso. Un essere immondo che non merita alternative. Sono corso qui a scrivere con l’unico pietoso intento di calmare lo tsunami interiore e mentale che sta seminando distruzione in quel che resta di una mente non più in grado di reagire. Chi ha mai chiesto la felicità, chissenefrega dell’amore o dei sentimenti. Io chiedo solo di staccare la spina ad un marchingegno che innesca meccanismi autodistruttivi senza che io lo voglia. Ho perso completamente il controllo, mi sento un bambino di fronte agli adulti che sono gli esseri cattivi, portatori del male. Corro in bagno, compongo il numero: “Mamma, oggi non sto affatto bene”. Ho bisogno di aiuto e non lo posso più cercare dentro di me, perché vorrebbe dire sottoporre a sforzo ulteriore quella piccola parte di cervello rimasta viva. Quell’altra mi si sta rivoltando contro impedendomi di pensare ed agire in sincrono, di esprimere con le parole ciò che sento e voglio, maledettamente voglio. Perché la paura ha scelto me? Perché ha voluto che ne fossi vittima senza mai abbozzare una sfida? I fantasmi sono tornati, io che provo a ribellarmi e mi trovo con un piede ben saldo a terra e l’altro che tenta di spingersi verso un volo che non vivrò mai. Maledetto luogo sicuro, fonte di tanto riparo e calore e al tempo stesso gabbia dove matura la voglia di libertà. La vera gabbia è là in quella testa cui nemmeno più i capelli hanno scelto di vivere quanto è pericolosa per la serenità di chi si avvicina. Non posso più permettermi di lasciare che passi, perché tornerà. Perché il pericolo sono io, io sono il carnefice ed io la vittima. Tutto questo perché ho provato a dire la mia. Signori, cali la notte. Non va bene, non va bene per niente. E ho paura.

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3 comments

  1. Sì, anche io penso che la “soluzione” o comunque lo stimolo per ripartitre passi inevitabilmente dal riappropriarsi di scampoli di tempo da dedicare solo a te stesso. Facendo il pendolare è dura trovare tempo per fare qualcosa di diverso durante la settimana: la mattina ti alzi che non ha ancora fatto giorno e dopo ore di lavoro magari allo sportello, quando torni a casa rimane giusto il tempo di rilassarsi un attimo, cenare e di nuovo a nanna. Dovresti fare il sacrificio, magari un solo giorno a settimana, e trovarti un corso che ti appassioni e che ti faccia staccare la spina. Magari alla fine della settimana saresti più stanco, ma l’anima ne avrebbe guadagnato.
    Io quando lavoravo in cantiere entravo a lavoro alle 8 (il primo direttore di cantiere che ho avuto, uno stronzissimo romano, mi disse che alle 8.30 era troppo tardi, che il cantiere comincia presto e finisce tardi!) ed uscivo alle volte alle 20.30 o se mi andava bene alle 19.30. Ma il lunedì sera avevo trovato lo stesso lo stimolo per andare con una mia amica ad un corso di cucina organizzato dal comune…era divertente, poi mangiavi ciò che cucinavi praticamente alle 23! Lo abbiamo fatto due anni di fila e non mi sono pentita per niente.
    Biagio, che però di tempo a disposizione ne ha sicuramente di più, per trovarsi nuovi amici (e nuove amiche-e) ha iniziato con un corso di inglese, poi è passato alla fotografia, al teatro e ultimamente ai balli latini (e pensare che non ha mai saputo ballare nemmeno la macarena quando andava di moda!)…
    Per quanto riguarda la psicologa, visto il momento particolarmente buio che stai attraversando, potrebbe essere una buona idea quella di tornarci appena puoi. Potrebbe darti nuove vie di uscita o capire meglio cosa fare. Non c’è niente di male ad andarci, e molto spesso non lo facciamo anche se ne avremmo bisogno nascondendoci dietro ad un dito…
    Beh…ti saluto: vado a fare il mio sport NON preferito…le faccende domestiche di domenica mattina….
    Buona domenica!
    Simo

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  2. Carissima, nessun luogo comune e soprattutto niente da perdonare! Hai fatto bene a non stare zitta, così sono emersi nuovi punti di discussione come piacciono a me. Si, una commistione di situazioni. Il lavoro e lo stress correlato e il vuoto della vita, senza possibilità di appigli. E’ una sorta di cane che si morde la coda. Non è che non voglio, sembra che non posso. Il tempo a disposizione è davvero scarso anche solo per decidere di partecipare a qualche corso interessante. Mi piacerebbe molto approfondire le conoscenze fotografiche, o magari altre cose che però prevedono la disponibilità di ore. Supererei l’ostacolo più grande che si è venuto amaterializzarsi con il tempo, ovvero il progressivo isolamento che ti tiene ancorato ale abitudini nonostante la voglia c’è. Io dico sempre che vado cercando ciò che non voglio o non posso. La mia era una boutade, giusto per fare soffoco. Istintivamente e pensando a tutti gli aspetti negativi del mio lavoro, mollerei tutto si. Ma so bene che non posso farlo perché economicamente non sono un vip e non ho alternative concrete tra le mani. Certo, un baretto sulla spiaggia in Giamaica piace a tutti. Forse te ne avevo parlato, ma per qualche tempo e fino allo scorso anno facevo sedute con una psicologa da cui penso di tornare. Il tempo, maledetto mi ha tolto anche questo e voglio riprendermelo. Sicuramente se non concreto, un aiuto stimolante potrebbe arrviare. Grazie come sempre Simo, grazie. Un abbraccio. Enzo

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  3. Non so se ciò che ti fa star male di più in questo momento siano i problemi sul lavoro o la situazione di “solitudine” di cui parli spesso. Molto probabilmente è una commistione delle due cose a tirarti giù.
    Il lavoro purtroppo occupa la maggior parte delle nostre giornate e lo star male per il lavoro si porta inevitabilmente a casa, quindi male doppio.
    Ho letto un tuo post su facebook dove dicevi che a volte pensi di mollare tutto…lo sai come la penso: non farlo! Trova altre soluzioni, ma penso che ti pentiresti di un gesto del genere poi. Oltre al lato economico in cui, ovviamente, non entro, resta il fatto che non ci sono alternative là fuori e, sempre a parer mio, ti troveresti ancora più nel buio, uno delle migliaia in cerca di un altro lavoro … ma forse ho solo frainteso o esasperato quello che intendevi tu.
    Quello che volevo invece dirti è che da quanto scrivi nel blog stai cercando un aiuto esterno che ti faccia uscire da questo momento nero.
    Beh, è comprensibile ed è anche giusto cercare fuori da noi stessi l’appoggio per la via della soluzione.
    Non so però fino a che punto i familiari riescano a capire la tua situazione e a darti effettivamente un aiuto concreto.
    Penso che dovresti rivolgerti, se già non lo stai facendo, all’esterno.
    Non sto dicendo “vai a fatti vedere da uno bravo”, non fraintendermi, ma penso che in certi casi sia impensabile risolvere i problemi da soli.
    A volte non si ha la forza di farlo e, come dice una mia collega che ha attraversato un brutto momento in passato, lo stimolo che ci fa partire per risolvere i problemi deve partire da noi stessi. Ad un certo punto arriva il momento in cui ci diciamo “non posso andare avanti così” e “da solo non ce la faccio”.
    Tua madre ti amerà sempre più di se stessa, ma a volte serve un aiuto diverso.
    Come al solito anche in questo commento ho rischiato di sembrare la sagra del luogo comune, me ne rendo conto, ma non potevo stare zitta. Perdonami!
    A presto
    Un abbraccio

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