Reset

Regola numero uno: parlare solo a fatti compiuti. Regola numero due: trattenere il respiro rimanendo indifferenti ad ogni tentativo di condizionamento o deviazione rispetto alle proprie convinzioni o decisioni ( ammesso che siano quelle che sentiamo veramente). Regola numero tre: ho due mani, un cervello, e tanta voglia di preservare la mia salute, dunque se tengo realmente a non finire al manicomio, è opportuno cambiare ritmo. Regola numero quattro: smettere di pensare che i problemi siano solo i miei e che io solo vivo certe situazioni; forse aiuterà a diminuire l’amplificazione che spesso viene data al contesto. Altre regole? Si, ce n’è un’altra da non sottovalutare: ogni decisione non deve essere troppo pensata ma mai può essere frutto della propria insicurezza e voglia di dimostrare il contrario. Io sono convinto che le scelte della vita, a prescindere dalla loro importanza, debbano essere fatte in totale autonomia. Passino i consigli, passino le parole di incitamento e quelle di dissuasione, ma tocca sempre a me. Io a questo punto torno indietro sui miei passi e faccio un bel reset. Come se non avessi detto niente. Se già faccio fatica a decidere di mio, non mi aiutano le parole contrastanti che a volte sanno un po’ di egoismo ( buono s’intende ). Il fatto è che vado ancora più in confusione. Ho sviluppato così una teoria del tutto personale che prende le mosse dalle recenti vicende della mia vita e dagli incontri che mi sono capitati. Più si lavora alla creazione di qualcosa, più si pensa che una relazione od una situazione possano essere più facilmente indotti lavorando alle basi, più le possibilità che queste si realizzino diminuiscono. In altre parole: non è sentendosi tutti i giorni, pensando che solo in questo modo si debba essere e sentirsi amici, seguendo regole prestabilite; non è questo che ci permetterà di ottenere il risultato di vivere un rapporto vero. Così non è preparando una decisione nei minimi dettagli, ascoltando voci a destra e a sinistra, prendendosi pause di riflessione, che la decisione sarà per forza quella giusta. E allora? Non istinto. No. Semplicemente avvicinarsi a ciò che sono sicuro, prima o poi accadrà. Non destino, no. Non ho intenzione di aspettarlo né di trovare scuse aggrappandomi al caso. Sento solo che ogni cosa avrò il suo tempo e quel tempo forse sarà, volente o nolente, il tempo delle decisioni, degli incontri, persino del volo da questa terra che tanto mi fa soffrire. Non è bello avere troppe regole, non è bello pensare troppo, non è bello non dare alla vita il modo di esprimersi come vuole. La lascio lavorare allora, se è questo che chiede il mio cervello, faccia pure. Mi dica lei cosa devo fare.

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