Fuga per la vittoria

Più vivo uno stato di forte disagio e mi ritrovo a dover fare i conti con le mie paure, l’incapacità di affrontare il mondo, più lavoro sul mio corpo. E più lavoro sul mio corpo più rischio di diventare esibizionista, materiale, esponendo con orgoglio i risultati del mio impegno. Corro il serio pericolo di essere giudicato da un’apparenza che assomiglia sempre più ad una corazza dietro alla quale si nasconde un’anima di ricotta. Il lavoro sul corpo però è funzionale al benessere mentale; poi se comincio a piacermi e a bearmi del fatto di stare invecchiando bene, quello è un altro discorso. Tuttavia si fa sempre più netta la linea di demarcazione tra materia e spirito, tra soddisfazioni compensative e ricerca empatica dell’altro/a; non ho tempo, non ho voglia, ambisco ad un’armonia fisico-cerebrale quasi impossibile; io che dell’intesa a livello intellettuale ho sempre fatto l’elemento imprescindibile per la stabilità di una relazione. Il quadro è sufficientemente chiaro: pare che io non abbia bisogno di nulla se non di me, delle mie passioni effimere e della gioia artificiale di vivere emozioni private. E più mi convinco di questo, più mi faccio forte nelle braccia e nelle gambe, come se ciò mi consentisse di correre più veloce e scappare dalle mie paure. Ecco a cosa serve il lavoro materiale: a regalarmi l’illusione di essere tanto potente da fuggire dal mondo. Riecco la metafora della bicicletta, la costante ricerca di nuovi traguardi. Si, il tentativo di migliorarsi, di andare oltre i limiti ma al tempo stesso, il modo più divertente per allontanarmi da qualcosa e credere di stare bene. Guai, guai se finissi col pensare che tutto ciò che mi piace fare è solo un alibi per obnubilare una realtà insoddisfacente, guai. Quando sono davanti a questi fogli sorge solo il sospetto che lo sia, perché qui e solo qui la mente ragiona e isola ogni problema affrontandolo nel modo migliore. Accade raramente di accorgermene, ma mentre sto scrivendo questo articolo ho la sensazione di analizzarmi in un modo diverso dal solito. Sto provando a capire veramente, senza limitarmi a raccontare ciò che sento. Mi sforzo di ritrovare il problema di fondo, quello che genera così tanti contrasti e le mille contraddizioni che mi rendono enigmatico, incomprensibile, umorale, complesso, complicato. A volte mi chiedo se questo abbia senso perché mi sorge il dubbio che tutto possa risolversi in un gesto, in una mano che si avvicina ad un’altra tesa, in un tentativo di volare senza paura di cadere. Sono felice di questo articolo; non le solite parole, ma uno sforzo concreto di riemergere.

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