Problem solving

La giornata sarebbe stata anche una di quelle alla fine delle quali gli spunti per argomentare sono tanti. Il mio cervello però non credo sia in grado di focalizzare l’attenzione su qualcosa; le otto ore di sportello al pubblico si fanno sentire, non c’è dubbio. Un po’ me la cerco come sempre. Il mio atteggiamento verso l’utente è sempre molto (troppo) propositivo, come la predisposizione al “problem solving” che spesso mi porta a travalicare le mie competenze. Sono fatto così. Mi metto a disposizione, ti vengo in aiuto, cerco di comprendere e risolvere. Sul lavoro, nella vita. E senza distinzione. Che tu sia un semplice utente del mattino, un collega più o meno stronzo, uno pseudo-amico od un passante temo di essere questo e non c’è scampo. Non mi sono goduto più di tanto la passeggiata forzata per la città di oggi pomeriggio. Un altro ritardo del “sei e trenta” e nessuna voglia di anticipare l’uscita bruciandomi permessi. Così ho approfittato del caldo per raggiungere la stazione a piedi. Lo sforzo per ritrovarmi qui meriterebbe il premio di parlare di qualcosa di interessante e come dicevo, di spunti ne avrei. Oggi ho avuto la possibilità di fare una scelta banale sul mio destino lavorativo; in pratica potevo decidere a quale sportello essere assegnato tra due papabili. E per ognuno di essi avevo un elenco preciso di utenti che si sarebbero presentati per sbrigare le loro pratiche. Credetemi, ho tentennato non poco e ho protratto la mia decisione fino all’ultimo momento. Ho scelto (in apparenza) il male minore. E ne ho pagato le conseguenze. Era meglio l’altro. Ma quale margine di rischio siamo poi in grado di valutare? E’ una grandissima fesseria. Giusto per riagganciarmi al discorso del libero arbitrio: abbiamo un fantomatico potere di scelta e l’illusione di decidere. Ma molto meglio lasciare tutto al caso no? Abbandoniamo le paturnie e prendiamo ciò che viene. Lo sforzo cerebrale di chi scrive è già intenso di suo, perché aggravarne il peso dei compiti con inutili valutazioni sul futuro? Col senno di poi mi sono detto che ho l’occhio clinico per la sfiga, ma qui non c’entra la sfortuna. L’unico errore è pensare, valutare, immaginare la possibile conseguenza di una scelta senza considerare l’incidenza del caso. Anche stasera sono riuscito a dire qualcosa, ma la stanchezza è tanta. Sul fronte relazioni si segnala una piccola, ulteriore apertura al dialogo e dall’altra parte una collaborazione che potrebbe portare a buoni risultati. Aggiornerò. Viva il caso, abbasso la paura.

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