Inventario

Certo che il cervello è una macchina davvero sorprendente. Il mio deve avere una sorta di congegno che gli impedisce di respirare, provocando una congestione di neuroni ventiquattro ore su ventiquattro. Potrei dire che assomiglia ad una tangenziale di una grande città nelle ore di punta. Oggi iniziando a pedalare con l’intento di scaricare tutto lo stress accumulato in settimana, lui ha ripreso a funzionare allegramente, sbattendosene del luogo, delle intenzioni, di me. E ad un tratto mi è venuto in mente di pubblicare uno stato sulla piazza maledetta, qualcosa che “riparasse” una situazione di stallo che si protrae da tempo. Mi riferisco a quelle amicizie virtuali che per un certo periodo di tempo ho vissuto come il mio vero mondo, la realtà artificiale in grado di sostituire i miei vuoti esistenziali. Salvo poi, appurato che non mi avrebbero condotto a nulla, soffrire enormemente. Fermo restando che ho sempre ripsettato chi sta dall’altra parte del video considerandolo una persona e non un cursore che si muove a destra e sinistra, mi sono reso conto di non essere in grado di mantenere un certo tipo di relazione. Virtuale, men che meno reale. E’ stato un test, un bel banco di prova per capire dove potessi arrivare. Soffro e quando soffro io sto male alla seconda, forse alla terza, in maniera esponenziale. Chi paga per tutto ciò? Chi dall’altra parte aveva realmente buone intenzioni; e pago io anche per il futuro in quanto i miei limiti li porto con me, a prescindere dai contesti. E così mi sono scusato pubblicamente, conscio del fatto che qualcuno ha letto, ci si è riconosciuto e forse ha anche apprezzato. Siamo in due, sempre in due ad avere ragione e a sbagliare. Ci mettiamo del nostro e lungi da me usare la parola destino; non mi piace vincere facile e sarebbe ipocrita scaricarsi di responsabilità. Non mi sono pentito di averlo fatto (chiedere scusa) perché so che esistono persone meritevoli, degne di una spiegazione. Altri invece li ho semplicemente oscurati, nel senso che ho trovato esagerato eliminarli preferendo non vedere più nulla di loro. Resta una precisazione da fare: ad un buon numero di queste persone avrei voluto parlare dal vivo, dire cosa penso, e magari quella sarebbe stata l’occasione per far nascere qualcosa. Ad altri no, ritenendoli disinteressati alla causa. Generalizzando ulteriormente e risalendo alla cima del problema, la piazza e le amicizie che vi gravitano hanno un ruolo nella società di oggi ma la vita è ancora quella là fuori. Non parlo delle persone, e nemmeno della esistenza leggera fatta di divertimenti e risate; parlo dei momenti grigi, dei periodi di sofferenza, della solitudine interiore che niente e nessuno in quella piazza può capire. Ci vuole il rumore sordo del silenzio che solo tu puoi apprezzare ed interpretare. Io ho scelto questo, per crescere e dimostrare a me stesso che ce la posso fare. Ecco, ho fatto l’inventario.

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