Testimonianza diretta

E’ un peccato che alcune persone non leggano il mio blog. Non per i contenuti, ci mancherebbe; quelli hanno un effetto soporifero. L’estraneo che si avvicina per puro caso a queste letture ha modo di capire sin da subito con chi ha a che fare. Uno squilibrato? Un pippaiolo mentale? Un depresso? Un po’ di tutto questo. Mi spiace che ogni tanto non vengano a dare un’occhiata coloro che mi hanno conosciuto o mi conoscono e magari si pongono delle domande su certi miei comportamenti. Troverebbero tutte le risposte che vogliono, riuscirebbero a mettere insieme i pezzi del puzzle ed io non dovrei nemmeno perdermi in spiegazioni e giustificazioni inutili. Ad esempio, se qualcuno in questi giorni si sente trascurato, oppure ha notato un atteggiamento piuttosto strano e assai diverso dalle ultime volte, provi a leggere qui e avrà la sua bella spiegazione. Io mi stanco, mi rompo, non riesco a reggerlo. Il rapporto virtuale se diventa quotidiano mi provoca agitazione. Bella la presenza, i pensieri, le raccomandazioni. Piacevoli abitudini. Ma è inevitabile che si passi velocemente al “Quando verrai a trovarmi, ne parleremo”, “Quando ci vedremo finalmente ti divertirai”. “Se fossi lì stasera, berrei una birra con te”. Tutto bello, tutto così possibile nella fantasia. A questo punto scatta la paranoia. Mi guardo intorno e divento razionale al cento percento. E’ come se mi si volesse inculcare la speranza ed io non riesco a volare di fantasia. Mi spiace essere malato di noia perché quelli che sono i miei vuoti esistenziali non possono essere colmati con le parole a distanza; inizialmente accetto la cosa poi tutto sprofonda nell’abitudine. Provate a capirmi. Se uno vive una vita meccanica, fatta di orari, appuntamenti da rispettare, stupide abitudini casalinghe ed esigenze fisiologiche irrinunciabili, ciò che tenta di sfondare il sistema consolidato, subisce la stessa sorte. Diventa anch’esso abitudine, piacevole ma svilente. E avvilente. Non mi sopporto quando muto umore e carattere in modo così repentino ma fa parte del mio sistema comportamentale. La breccia in grado di scardinare il muro di cemento armato eretto a riparo dal mondo è ancora lontana dall’essere inventata. Mi stanco e comincio ad essere volutamente distante, freddo senza il coraggio di dire la verità. Sapete perché ? Perché in questo mondo, dire ciò che si pensa e farlo nel bene di qualcuno non sempre viene inteso. Ho detto cosa pensavo. In modo contorto e codardo, scrivendolo nella speranza di essere letto. Ma è pur sempre onesto, no?

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2 comments

  1. Ciao Enzo!
    Ho letto il tuo ultimo post in cui parli delle “amicizie” o forse sarebbe più corretto chiamarle “conoscenze” virtuali.
    Mi ha colpito la parte in cui dici che quando si passa a frasi tipo che so “mi piacerebbe essere lì con te in questo momento” o “sarebbe stato bello andarci insieme” ti scatta la paranoia perché, se non ho capito male, dici che ti sembra una falsa speranza e non riesci a volare di fantasia.
    Beh, riflettevo un attimo su queste conoscenze virtuali e, a parte il mezzo sicuramente più tecnologico, non riesco a vedere molta differenza con quegli “amici di penna” con i quali ci scambiavamo lettere cartacee anche solo 20 anni fa.
    Ci sono stati dei momenti in cui, vuoi i diversi interessi che ci legavano a loro, di quelle conoscenze epistolari ne avevamo anche parecchie.
    Ovviamente non tutti abbiamo avuto modo di conoscerli dal vivo o quanto meno di incontrarli una volta. Alcuni sono rimasti nell’etere e piano piano l’interesse è scemato fino ad esaurirsi.
    Con altri però le cose sono andate diversamente: nonostante le difficoltà economiche, visto che eravamo studenti più o meno disoccupati, c’era la voglia di incontrarsi e frasi come quelle di prima sono diventate realtà.
    Non capisco perché dici che questi “incontri” ti sembrano fantomatici o irrealizzabili oggi?
    Economicamente stiamo meglio di allora, siamo adulti e vaccinati e abbiamo sicuramente più possibilità di allora.
    Forse il mezzo tecnologico che sembra avvicinarci fa sembrare tutto troppo facile e scontato o ci fa lasciare andare a frasi dette più per dire qualcosa che per effettiva volontà? E’ questo che intendi?
    Io probabilmente sbaglio l’approccio alla piazza virtuale. Nel senso che procedo all’inverso.
    Non ho molto tempo da dedicare al virtuale e mi capita che i pochi amici che contatto virtualmente siano in realtà prima amicizie reali e poi per comodità anche virtuali.
    Forse è per questo che non riesco bene a capire cosa intendi tu.
    Per quanto riguarda il fatto che se chi ti conosce leggesse il tuo blog capirebbe meglio certi tuoi comportamenti, penso che ognuno di noi dovrebbe avere una sorta di libretto di istruzioni che aiutasse gli altri a capirci.
    Il problema è chi hai dall’altra parte. Pechè non escludo che la stessa cosa letta da due persone diverse possa portare ad interpretazioni diverse o una cosa che secondo te era fondamentale far capire, non trovi lo stesso interesse in chi ti legge.
    A buon intenditor, si dice, ma presuppone che l’intenditor sia buono!
    Quelli che definisci “repentini cambi di umore” beh, li conosco anche io…mi ricordo di una volta a Siena che c’era anche il tuo amico Roberto…-:P capitano…
    E anche questa volta sono riuscita a fare un temino piuttosto lungo…. virtuale…
    Buona giornata!

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    1. Ciao Simonetta,
      hai fatto centro per quanto concerne la mia diffidenza verso i rapporti virtuali. La ragione è esattamente quella che hai espresso: la velocità del contatto “tecnologico” e le parole. Se ne usa ed abusa con facilità e dietro ad una gran parte di questi rapporti si nascondono solo desideri di colmare vuoti di un momento. Ben diversa la situazione di allora. Le amicizie epistolari vivevano dell’attesa, prendevano forma attraverso pensieri e parolemagari apparentemente superficiali ma che aiutavano a capire, a conoscere. Ecco spiegato il motivo della mie affezione e disaffezione repentine.Pensiamo agli strumenti di comunicazione di oggi: whatsapp, skype e via dicendo. A volte inizi una conversazione e questa si perde nell’etere fino al giorno dopo, perchè nel frattempo uno dei due sta facendo altro. Iltuo rapporto con il virtuale è inverso si, ma il più logico e quello che dovrebbe rappresentarela norma. Utile si, ma senza cercare qualcosa che non si abbia già. Gli incontri sono promessi, ma mai realizzabili.Chissà quanti caffè mi hanno già pagatosenza che neabbia mai bevuto uno. E’ vero,oggi abbiamo disponibilità economiche ma meno tempo. E la mancanza di tempo non ti permette di dare qualità ai rapporti se non a quelli già consolidatisi negli anni.
      Hai ragione. Dovremmo portarci dietro un manuale d’istruzioni ma poi? Ognuno sarebbe libero di leggergi ciò che vuole e non sempre neuscirebbe un’immagine chiara di noi. Con gli anni ed un po’ ( spero ) di saggezza il dialogo dovrebbe essere la soluzione migliore alle incomprensioni, ai comportamenti non proprio coerenti. Ma come fai a spiegarti in un mondo che è pieno di rumnore di fondo e dove tutti sono finti amici di tutti? Eh si, ricordo bene di Siena come ricordo di altre situazioni. Con il tempo ho realizzato che l’istinto e i cambiamenti d’umore non sono mai andati via e questo potrebbe essere frutto di una ancora non raggiunta maturità. Eh ma qui dovrei scrivere un poema. E mi fermo. Grazie come sempre e un abbraccio.

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