Passaggi e capitoli

Difficile trovare l’incipit, per le stesse ragioni di ieri. A casa si sta bene, nessuno lo mette in dubbio. L’ispirazione latita e le dita stasera vanno al rallentatore, me ne farò una ragione. Cronaca di una bellissima giornata di sole trascorsa a far faccende, magari seduto al sole delle tre del pomeriggio sgrassando la catena della bici. L’ho appesa al chiodo, o meglio l’ho pulita di netto, piazzata sul cavalletto e coperta da un bel telo. Non ricordo quanti chilometri ho percorso in questa stagione, troppo pochi perché mai abbastanza per una passione che coltivo da tempo. Nella testa un sacco di idee e di voglia di rinnovamento dato che l’età avanza e anche la bici mi deve venire incontro. Intanto chiudiamo il capitolo e lasciamo che le immagini impresse in questi ultimi mesi possano tornarmi utili all’occorrenza. Domani torna l’ora solare e noi pendolari dovremo fare i conti con il rischio di incrociare le nostre facce stanche, riflesse sul finestrino.Colpa del buio precoce, dei neon che si staglieranno sulle occhiaie e i volti tirati. Saranno ritorni diversi, pieni del bisogno di casa e della improvvisa riscoperta dell’importanza di una famiglia. Il senso della stagione fredda è questo. Calore, casa, trapunta e tisana. E finalmente avrò la mia giustificazione preferita, il freddo che rende pigri, immobilizzando arti e motivazioni. Un modo come un altro per evitare di chiedersi come mai rimango a casa e vado a letto presto. L’inverno è mentale, ancor più che meteorologico. Sarà dura lasciare il letto, la mattina presto; il viale diventerà maledettamente lungo mentre il suono che annuncia l’apertura delle porte ci dirà già molto della nostra giornata. Non basteranno gli studenti ed i compagni di viaggio rumorosi, sarà un’impresa godere di una carrozza calda. Ma che lo dico a fare, neanche fosse la prima volta che vivo d’inverno, che proietto i miei pensieri ben oltre Natale. Si, io Natale non lo reggo ed ogni anno che viene lo benedico solo per il fatto di averlo passato ancora con  le persone più care al mio fianco. Non mi interessa quello che vi gira intorno. Cronaca di una giornata che vorrebbe essere uguale a tante altre non fosse altro che per le piccole cose: rimproverare (sorridendo) mio padre che si ostina a suggerirmi come si fanno le cose per bene; chiedere a mia madre di smetterla di fare i lavori “grossi” perché non si scherza con la fortuna di essere arrivati ad una certa età rimanendo rocce granitiche. E poi lasciare che il tempo non si prenda gioco di noi. Ecco, trovata anche oggi l’ispirazione per un piccolo racconto del nulla, che per me è sempre tanto e quanto basta. Cronaca di una giornata in cui trovare l’ispirazione non era importante, ma sono felice lo stesso. E me lo ripeto ancora , altrimenti non ci credo.

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