In alto a destra

Fino a cinque minuti fa ero sicuro del fatto che oggi non avrei scritto nulla. A dire il vero ancora adesso ne sono convinto ma sapete, a volte i contenuti nascono dalla velocità con cui fai andare le dita sulla tastiera. Fare scivolare le parole, senza uno schema preciso, come un artista astratto che tenta di comunicare in modo originale sensazioni ed emozioni. Non datemi una traccia od un argomento perché farei una pessima figura. Ecco, ora mi sovviene qualcosa; il mio professore d’italiano delle scuole superiori di cui sicuramente ho già parlato in quattro anni di blog. Chi se lo dimentica, e come posso dimenticare i suoi “quattro” a penna rossa nell’angolo in alto a destra del foglio. Lei è prolisso, va spesso fuori tema, esprime idee troppo personali; inoltre dimentica le lineette a fine riga quando va a capo. Quattro. Non ho un ricordo vivido al proposito, ma non dimentico l’immagine di me, curvo sul foglio con la penna che andava a manetta. Proprio come oggi queste dita. Penso che già allora avessi a mio modo qualcosa da dire tuttavia, prigioniero di un tema da sviluppare secondo regole di sintassi e argomenti, l’esito non sempre era dei migliori. Non ho mai pensato di scrivere bene, anzi lungi da me immaginare che la scrittura sotto certi aspetti avrebbe potuto rappresentare un angolo di salvezza. Invece mi ritrovo qui, a parlare di lui, del suo giudizio categorico, a distanza di quasi trent’anni. Oggi il mio andare fuori tema ha un termine che ben rappresenta il concetto: contraddizione. Dico e non dico, affermo e nego, cerco e non trovo. Anzi, non voglio trovare. Finalmente non ho vincoli, nessuna strada tracciata o confine entro il quale muovermi. Ecco perché scrivendo mi sento libero, molto più di quanto lo sia nella vita reale. Persino il timore del giudizio è sparito; più libro aperto di così, più esposto di così alle valutazioni, ai consigli, alle critiche! Giungo ancora alla conclusione che qui e solo qui, rompo con forza le gabbie che imprigionano cuore e cervello, lasciando libera l’espressività del pensiero anche a costo di rimetterci. Forse mi amo troppo, convinto del fatto che ciò che dico sia qualcosa di unico e non comune a molti altri; l’unicità tuttavia sta nel modo in cui io ascolto quello che riesce a dirmi il cuore. Cuore privato, mai posto sul mercato al miglior offerente. Emozione privata, mai condivisa nella sua essenza, ma vissuta in solitario. Non avevo niente da dire e non ho detto niente. La medicina ha fatto il suo effetto.

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