La strana coppia

Il flacone delle goccette fa bella mostra di sé sul piano della cucina. Tra poco andrà a fargli compagnia la scatola delle mitiche pastiglie della felicità. Ebbene si mi sono arreso. Sono entrato a far parte anch’io del grande esercito degli esauriti, degli stressati cronici, dei depressi malati di niente. Ci sono arrivato solo dopo strenua lotta con la convinzione di essere impermeabile alle sensazioni negative, pensando che la ragione avrebbe potuto sostituire tutte quelle porcate e darmi l’equilibrio che cercavo. E invece no, di fronte all’ultima sfuriata di ieri, al pianto quasi isterico, alla voglia di mandare tutto a fare in culo a cominciare dal lavoro, non me la sono sentita di farmi ancora paladino della auto-difesa. Il vaso pian piano si riempie e poi è colmo. Troppi i punti di non ritorno, troppe le immagini ( maledetto sia il virtuale ) di persone comunque sorridenti in bella compagnia. Come se le pastiglie della felicità fossero poi in grado di darmi questo. So che non lo faranno, che non dipende né da me, né dal mondo esterno. Altrettanto so che non smetterò di invidiare gli altri, che un’anima fragile alla ricerca di qualcosa di suo, intimo, così vicino al suo essere mai troverà ciò che cerca. Vivrò da qui a chissà quando, percorrendo la strada artificiale che ti inebria di sensazioni di benessere, inculcandoti la convinzione di aver trovato un po’ di pace. Tutto questo mentre il mondo continuerà a fare ciò che ha sempre fatto, sbattendosene i coglioni di te, ridendo e scherzando di gusto. Perché a me è sempre mancato anche un attimo, un’ora di sana allegria. Spero che questa porcata di roba mi aiuti a non concentrare troppo il pensiero sulle persone: ho bisogno di rimuovere odio e malcelato rancore verso quelli che non ci sono mai quando dovrebbero. Spero di essere l’unico mentore di me stesso, l’icona da seguire e che mi si inietti il seme della concordia. Chissà se queste pastiglie della felicità, oltre a ridurmi un automa riusciranno ad isolarmi dal mondo quel tanto che basta da non preoccuparmene più. Mi sono arreso perché non ce la faccio più a vedermi morire di angosce, di ritardi, di previsioni del tempo catastrofiche. E poi perché non posso più disturbare sempre la ragione per farmi ripetere la stessa solfa: non hai una vita e mai l’avrai. Me lo dice ogni volta. E non c’è da vergognarsi se in questo mondo di idioti, sono le persone più intelligenti a diventare pazzi ed i pazzi a passare per sani. Facendo rientrare tutto in una folle normalità, anche il mio flacone e la scatolina rappresenteranno l’ordinario quotidiano di una persona che ha accettato la sconfitta. Orgogliosamente, strenuamente. E da lì ricomincerà.

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