Un briciolo di testa

Pensavo a come affrontare questa settimana che si preannuncia catastrofica dal punto di vista atmosferico. Mi sto preoccupando e come diceva Elisa ( parlo al passato perché è una vita che non passo a trovarla ) facendolo perdo tempo prezioso. Pre-occuparsi, occuparsi prima di qualcosa di cui non ci si può occupare. Dunque un’attività senza senso. Io sono abituato a vedere il bicchiere mezzo vuoto perché amo rimanere attaccato alla realtà. Niente sogni, ideali, pensieri volanti a distogliere l’attenzione su ciò che realmente vivo. Quindi sto pensando alla reale possibilità che si stia avvicinando il momento del trasferimento, della morte di Enzo pendolare. Proprio il viaggio quotidiano è una delle cause che mi hanno gradatamente condotto alla malattia in corso, ovvero la depressione. Una delle tante, non l’unica. E’ da quando mi sono fatto prescrivere gli antidepressivi e mi faccio le mie goccette di ansiolitico per dormire che ho maturato la certezza di essere affetto dal male di vivere. Lascio fare tutto alla potenza della medicina ma mi resta ancora un briciolo di facoltà mentale per decidere cosa mi potrebbe rendere la vita più semplice. Pur nella sua assurda inutilità. A giorni invierò la mia richiesta di interscambio e avrò un motivo in più per sperare. E’ solo un tentativo che contribuirà a distogliere l’attenzione sul mio attuale luogo di lavoro, sull’inverno, i ritardi e la concreta possibilità di vedere azzerati i miei permessi. Poi c’è la vita, quella che alcuni possono chiamare tale mentre io mi riduco a definirla un susseguirsi cadenzato di respiri. Ieri sera sono tornato a provare la sensazione del niente che sono e che mi circonda. Quando il silenzio torna a far rumore, precipito nel baratro e istintivamente muove in me l’odio verso chi non c’è o c’è ma non ha nulla da dirti perché tocca a te uscirne fuori. Mi sono chiesto se chi si è allontanato da me lo ha fatto per colpa mia. Ma ho concluso che se io sono strano, una bella fetta di gente è comunque stronza. Il target del popolo virtuale e reale è basso per le mie esigenze. L’unico rammarico è non avere l’istinto di chiamare queste persone e dire loro cosa penso, sebbene non cambierebbe nulla. Ma io starei meglio. Questo post lo dedico a te che magari leggi e che hai dimostrato quanto le parole scritte su un foglio elettronico siano prive di ogni valore, come senza dignità è chi le ha pronunciate. Posso dirlo che mi fai schifo? Che l’educazione non si compra al supermercato? Ora che ho fatto i conti con me stesso e non mi vergogno a rendere pubblico il mio stato, sono libero di dire ciò che penso. E se non sono il migliore, c’è sempre chi sta peggio di me. La dignità è mia, l’orgoglio pure. Mi basta per andare a testa alta.

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