Boccate d’aria

Quando il bagno diventa l’unico luogo di riconciliazione con il mondo, vuol dire che la situazione è piuttosto preoccupante. Penso a tutte le volte in cui ho provato a staccare con il lavoro, il caos mentale e quello psichico senza mai trovare un vero archetipo di serenità. Forse la ragione sta nell’impossibilità di cogliere il momento e nella tendenza a valutarlo a posteriori. Nulla si apprezza in questo modo. Ecco perché sono giunto alla semplice conclusione che la serenità non è un punto d’arrivo, bensì la perenne evoluzione della nostra anima. Quando ne percepiamo i movimenti ed i progressi, in quell’istante viviamo un momento di serenità. Questa la ragione per cui ho cominciato a lavorare su me stesso, nella speranza di non ritrovarmi vittima del mio operato ma uomo migliore, a prescindere da luoghi, situazioni, persone. So che non è umano sostenere la tesi della felicità come condizione raggiungibile indipendentemente da ciò che è vita, intorno a noi. Tuttavia, se non troviamo pace con noi stessi, come potremmo affermare di essere veramente felici? Mi sbaglierò sicuramente, anzi di certo sto perdendo tutto il tempo a disposizione, ma mi riesce difficile allontanarmi da questo ragionamento. Ci hanno provato in tanti a ricordarmi che la felicità passa anche attraverso la condivisione, il sentimento reciproco, la gestualità. E ci ho creduto per molto tempo. Anch’io sono stato innamorato, ho abbracciato, baciato, ho donato passione e passione ho ricevuto. A posteriori ricordo momenti di vera spensieratezza, giornate trascorse senza il timore del domani. A quarantasei primavere compiute niente di tutto ciò è più concesso: non perché non se ne avrebbe l’occasione ma per il semplice fatto di chiudere tutto intorno, nel recinto della ragione. L’essere un cerebrale elevato a potenza fa di quei recinti veri e propri muri. Percepisco momenti di pace nelle rare occasioni di dialogo vero, quello dal vivo; nelle situazioni meno opportune, in un corridoio mentre traffichi con le scartoffie, oppure tra un piatto unico ed un caffè. Ti rendi conto che quelle sono le tue boccate d’aria dopo lunghissime apnee e ti devi accontentare. Dicevo del bagno: si stenta a crederlo ma il desiderio di stare soli in me è direttamente proporzionale al bisogno di qualcuno. Probabile che l’unica persona di cui mi posso fidare sia lo stesso che scrive qui, ora. Abbattere i recinti della ragione significa aprirsi ad una nuova visione delle cose che non ne impone l’accettazione ma la presa in considerazione. Giusto per alzare la testa e immaginare nuovi scenari. Chiudo il delirio quotidiano.

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