Pericolose empatie

Da tempo, poco prima di addormentarmi ripeto a me stesso la stessa frase: “La soluzione è sempre la più semplice e mi è vicina più di quanto pensi”. Dunque tutto lo sforzo e le energie diffuse in modo scriteriato rappresenterebbero un lavoro inutile. Non è che mi piace vincere facile, ma le scorciatoie vanno considerate, senza timore di sbagliare strada ancora una volta. La soluzione dovrei essere io. Più vicina a me di così non si può, giusto? Ho ricevuto un consiglio: “Devi essere più egoista”. Sono d’accordo. Cosa vuol dire egoista? Pensare solo a me, ai miei interessi, a ciò che mi potrebbe fare bene. Strano però che il consiglio arrivi dalle stesse persone che ti mettono in condizione di diventare ciò che non sei, per pura sopravvivenza. E la cosa mi fa sorridere. Se sono diventato ostile al compromesso che una relazione implica, ciò non vuol dire che lo stesso valga con me stesso. Dunque dovrei cedere il passo ad un cambiamento di attitudine, attraverso il fare o l’agire lontani da ciò che sono o che sono diventato. Dovrei pensare che la mia personalità non è arrivata al capolinea della sua evoluzione ed anche Elisa sbaglia in questo senso: “Arrivati ai quaranta siamo formati, l’impronta è quella”. Ne dubito. Ne voglio e devo dubitare. Ripercorrendo fasi cruciali del mio svolgersi caratteriale ritrovo una persona che ha sempre trasposto sé, le sue esigenze, il desiderio di completarsi, nell’altro. A prescindere dalla natura del rapporto, sentimentale o di semplice amicizia. Tutto questo affidarsi ad una presenza per sentirsi vivo mi ha spogliato di ciò che ogni uomo non dovrebbe mai perdere: ambizione, senso di responsabilità, coscienza delle proprie esigenze. Invece no. Inevitabile che abbia finito per montare la paura, viscerale, di essere abbandonato. Cammino sul ciglio del burrone. “Fatti un viaggio. Da solo”. Sono d’accordo anche su questo, considerando che la gestione della solitudine non è un fatto nuovo. Perché, Dio mio, perché sento questo strano bisogno di condivisione? Io? Non è per nulla dignitoso ammettere di essere in una condizione di necessità ed accettare il consiglio di diventare egoista. Cosa significa per me voltare pagina? Abbattere il muro della paura, questo è. Fare il passo ed imparare a farne altri, uguali, senza timore di far male a qualcuno e con la convinzione di fare bene solo a me. Possibile che fino ad ora io abbia sbagliato tutto? Mi voglio dare una mossa? La soluzione è qui. Ce l’ho in queste dita, nelle parole. L’ho scritta. Ora la ripeto cento volte.

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