Maschere

Alla fine di una settimana emotivamente “carica” ( ed uso un eufemismo ) e dopo un Venerdì che potrei definire “determinante”, ci si aspetterebbe il rilascio di una nuova versione di Enzo, una sorta di 2.0. Nulla di tutto questo, se lo facessi cadrei nell’errore di essere ancora una volta prevedibile. Elargirei promesse a me stesso che già so non sono in grado di mantenere e lo farei solo per farlo sapere in giro, una sorta di apparenza a cui potrebbe credere solo il popolo superficiale. Nessuno stravolgimento della mia esistenza ma di certo qualche convinzione in più, la certezza di avere sbagliato affidandomi alla speranza. Non si può credere che la felicità sia eternamente legata a due o tre certezze che durano da qualche tempo. La felicità non è concepibile se riferita ad un contesto statico ed è assurdo pensare che esso possa protrarsi in eterno. La felicità ( ma è meglio parlare di serenità ) è qualcosa di dinamico ed è per certi versi paragonabile all’acqua nel momento in cui viene versata in un recipiente: ne prende la forma. La serenità non è peraltro legata ad uno scenario abitato necessariamente da persone. Ogni essere umano ha mille sfaccettature che gli permettono ( non è il mio caso ) di adattarsi ai mutamenti del contesto, e gli consentono di farsi una personalissima idea di serenità. Io sono statico, pianto le radici nei luoghi e nelle persone, illudendomi che quella sia una forma accettabile di tranquillità. E’ un errore grave, da matita rossa. Senza diventare Enzo 2.0, posso ripartire dalla voglia e determinazione di mascherarmi un po’ meglio, smettendola di forzare atteggiamenti aperti, cordiali, assertivi al solo scopo del quieto vivere. Questo dovrebbe permettermi di tenere a bada atteggiamenti altrui che oltrepassano la linea del rispetto verso un uomo maturo; e nella vita, di impedire di fossilizzarmi su certe figure credendole determinanti per il prosieguo del cammino. Ho realmente bisogno di tornare ad essere una persona credibile, una di quelle che si fanno desiderare e che hai bisogno del piccone per scardinarne il muro del privato. Capisco che questo diario vanifica ogni proposito ( più pubblico di così! ) ma se voglio avere meno grane ho la necessità di tornare ad essere una persona stimabile, rispettabile e non un mezzo pagliaccio che esibisce un’immagine goliardica ( vedi lavoro ) o patetica ( vedi nella vita ), sempre al fine di mantenere inalterato il contesto “sicuro”. Penso a me e non a chi mi ha fatto male. Perché purtroppo nella vita, ognuno è convinto di avere ragione ma uno solo vive meglio: colui o colei che prende la decisione.

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