Regole di condotta

C’è qualcosa nell’espressione del volto dei tuoi genitori, qualcosa di dannatamente profondo e penetrante da schiacciarti al muro. Accade perché sei loro figlio e vedere il proprio figlio triste ed assorto tutti i giorni, non è bello. Il loro sguardo rompe il tempo, annulla il significato di ogni possibile parola, ridimensiona la tua unicità di uomo con le sue proprie preoccupazioni. Fissando quello sguardo ti senti inerme e pensi che nulla vale più della tua serenità e della loro. Non dovresti consentire a nessuno di farti male, ancor più se la tua infelicità ne genera altra. Si dirà che è colpa del fatto che vivo con la mia famiglia d’origine e che, se avessi vissuto da solo, loro non avrebbero visto. Forse. Ma una madre od un padre hanno orecchie e occhi superiori al normale sentire o vedere; poco conta la distanza fisica. Pure se avessi una mia famiglia, moglie e figli, si porrebbe lo stesso problema, ma i ruoli sarebbero invertiti. Non che per un figlio, vedere il proprio padre star male sia meglio. Si dovrebbe poter soffrire da soli. Piangere in silenzio e farsi trovare con gli occhi asciutti e quel mezzo sorriso che ti esce dopo uno sfogo che cercavi da tempo. Ieri ho pensato che fosse questa la soluzione sto cercando da tempo e che continuo a pensare, sia poi la più semplice possibile. Inchiodare in testa quello sguardo, capire quanto tempo potrai ancora passare con loro, regalargli la gioia di un figlio sereno. Cazzo, non riesco a fingere altrimenti glielo eviterei con tutto il cuore. Fingo ogni giorno. Sapete quanti finti sorrisi e quanta falsa gioia di vivere dispenso quotidianamente? Quanto provo a fare l’uomo calmo e compassato nonostante viva costantemente sotto pressione? Dovrei aprire la porta di casa, gettare le maschere usate e indossarne una nuova. Ma quanto è giusto fingere con i propri cari? Ci sono rimasti loro, e poi per quanto ci impegniamo, loro ci smascherano. Bisognerebbe, si dovrebbe, sarebbe. Troppi condizionali nella mia vita e con il condizionale non si va da nessuna parte. Mi sto limitando alla solita considerazione di uno stato di fatto, nessuna promessa, nessun reale cambiamento; la ragione sta riguadagnando posizioni dopo il crollo di Venerdì. Occorre solo limitare i danni e farlo nel modo più discreto possibile, senza permettere alle emozioni di uscire dagli argini. Repressioni e frustrazioni senza pari e la strada è sempre più irta. Quello che ho sentito in questi giorni è stato reale e non ho intenzione di considerarlo “passato”. Prendo atto che solo chi vede e ascolta con il cuore può capire. Dunque chi ti vive. Tutto il valore che si attribuisce agli altri è fittizio, ma per me ancora troppo importante.

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