La ragione sia con me

La forza del Lunedì è impressionante. Che tu lo voglia o no, riesci ad abbandonare il tuo mondo di preoccupazioni “private” e sali a bordo della vita parallela. Non ci vuole più molto ad evitare che i due universi vengano a contatto. Sotto il profilo emotivo è normale si crei una certa “condivisione” di stati ma a livello di forza mentale, è impossibile. Enzo fragile, abbattuto, indifeso, patetico, lascia il posto alla macchina tutto energia e capacità di organizzazione. Il dilemma infatti è sempre lo stesso: uomo o macchina? Se la macchina funziona così bene sul lavoro perché non metterla al servizio della vita e dei piccoli e grandi problemi esistenziali? Quante volte la ragione ci viene in soccorso? Quando capita, come succede a me in questi giorni, il cuore si dà pace, io riprendo fiato e cerco di riconquistare una certa identità. Sobrietà e discrezione, innanzitutto; non vuol dire rinunciare agli spigoli del proprio carattere ma mettersi al servizio del popolo. Quanto può costare in termini di fatica? Nulla, se si dimentica il possibile effetto boomerang. Nel mio caso si tratterebbe di mantenere calma e sangue freddo di fronte a situazioni conclamate ( le stesse che mi fanno arrabbiare ) ed accettarne la non modificabilità. Inoltre, provare a considerare strade alternative alla solitudine patologica che porto avanti da anni. Il Lunedì è anche questo, spesso accompagnato da buoni propositi di minore importanza che muoiono già il giorno dopo. Ho ancor più maturato la convinzione della presenza come elemento che potrebbe sconvolgere il tutto, sradicarmi dall’abitudine. Che tipo di presenza? Non ho pretese, non ho bisogno di relazioni stabili o di amicizie per tutta la vita, solo di sentirmi coinvolto. La partecipazione, l’apertura al mondo necessitano di rinforzi esterni altrimenti, buonanotte al secchio. Finisce anche questo Lunedì, ancora una settimana e inizierà il mese dell’ipocrisia, della sensibilità a tutti i costi, degli auguri non sentiti. Ragione, aiutami tu, lascia che tutto scivoli via nel modo più ordinario possibile. Ricordami le priorità, la fortuna di avere ancora una famiglia e se capita ancora di vedermi accucciato all’angolo della stanza, dammi un bel colpo in testa. Liberami dall’inutile istinto di aggrapparmi a chi non ce la fa più a tendermi la mano. Azzera la potenza dei “contesti” forzati e consentimi di viverli in modo semplice. Ecco, semplice. Parola d’ordine.

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