Un’altra prima volta

Se la sveglia non suona e l’insonnia ( per una volta ) decide di fare le valige, finisci per cappottarti dal letto in preda all’ansia da ritardo. Il rasoio, lasciato in bagno la sera precedente farà la sua porca figura di soprammobile per tutto il giorno. La barba aspetterà. Preso dal solito insano masochismo faccio in modo che la luce mi colpisca in volto e rifletta sullo specchio un uomo dall’incarnato spento. Gli occhi mal sopportano l’impatto con il freddo del neon e mi costringono a scappare. Mi ingozzo di fette biscottate e nutella poi via. L’assurdo è pensare di correre il rischio di perdere il treno. Si, i treni, quelli sempre in ritardo, che li aspetti più di una donna quando dice che va in bagno ed esce dopo un’ora. La strana legge di Trenitalia dice che se tu sei in ritardo, il suo treno arriverà in orario e sarai fottuto. Ecco un’altra prima volta, il sonno pesante del mattino, qualche goccetta presa la sera prima ed il gioco è fatto. Non c’è pace per la macchina da guerra che è l’uomo lavoratore, sempre attento a non sbagliare, controllato nelle azioni e nelle reazioni. Cosa sta succedendo fuori? Mi sto riprendendo un po’ della dignità svenduta al miglior offerente, ben consapevole che niente cambia se non cambio io. Parliamo di compromessi. Li accetto solo con me stesso al solo fine di sentirmi meglio, non per rendere armonica la relazione, ammesso che ne possa esistere una. Il mio mondo è la mia famiglia, il calore che avverto nello stomaco mentre io e mio padre torniamo a casa in auto e la pioggia scende. Nel silenzio leggero della mia stanchezza e dei suoi pensieri immaginiamo una felicità ( la sua ) ormai perduta ed una speranza ( la mia ) di regalargliela ancora una volta. Quella soluzione che tanto aspettavo, sentendola così vicina ma impossibile da trovare, è la mia famiglia. Il suo bene è il principale dei beni. Incrocio gli occhi stanchi di mia madre, vorrei dirle che non è colpa mia, di nessuno e che tutto procede e andrà bene. Ma come fai a dire ad una madre che vorresti essere felice ma che tutto dipende da qualcosa di soprannaturale e che non è un altro paio di occhi a cambiarti la vita. Vorresti sapere cosa può far saltare il marchingegno, desideri schioccare le dita e ritrovarti bambino mentre mamma urla dal balcone che è ora di cena. Questa umidità che ti penetra nelle ossa, scioglie le inibizioni della ragione. Un tuffo nel passato, questa illogica speranza che tutto ritorni sempre come prima. Non voglio crescere e mi immalinconisco.

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2 comments

  1. Grazie Affy. Bella la tua riflessione. Ciò che ci riporta indietro nel tempo scatena ricordi, emozioni, il desiderio che la felicità di certi momenti possa essere congelata e rivissuta. Non è così, ma va bene lo stesso. Un abbraccio.
    Enzo

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  2. Ogni tanto la mattina mi cappotto dal letto anch’io e son corse folli per recuperare il tempo perduto, per raggiungere in treno l’ufficio tra viaggiatori distratti e sonnolenti che appoggiano il viso contro un vetro umido di pioggia. Qualcuno cerca di leggere il titolo del mio libro senza mai guardarmi negli occhi, occhi pieni di un vuoto di Padre che nessuna distanza potrà più colmare, di riflesso alzo il libro come un’invisibile barriera.
    Con quella colazione … fette biscottate e nutella mi hai regalato un tuffo nel passato.
    Buona giornata 🙂
    Affy

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