Cavie

Per uno come me, sempre impegnato a cercare di colmare la propria voragine esistenziale, porsi domande ed esigere risposte (possibilmente logiche) è una sorta di legge di vita. Sebbene io smentisca con i fatti, ho ancora un barlume di rispetto per la gente e amo per principio muovermi negli ambienti puri. Mi riferisco a quei contesti nei quali, l’osservanza delle più elementari norme di comportamento, unite a principi di onestà e buon senso, costituiscono il modus vivendi ordinario. Ragion per cui, mi frustro. Lotto, o almeno ci provo. Le domande come ben sapete non hanno risposte, tuttavia trovo divertente impegnare i tempi morti dedicandomi allo studio degli altri. Mi frustro e mi frego, svendendo un’immagine bizzarra, poco attendibile, per alcuni fastidiosa. Magra soddisfazione quella di trovare giustificazioni al proprio essere scostante, inquieto, perennemente insoddisfatto. Magra perché, del mio voler capire a tutti i costi non frega niente a nessuno. Ottengo sempre le stesse risposte che purtroppo si riducono a comportamenti atti a farti intendere qualcosa. Io non sopporto i servizi di messaggistica istantanea ed i poco volenterosi puntano a convincerti siano il futuro delle relazioni, la panacea per colmare tempi e distanze. C’è un però: guai a te se pretendi di conversare nel profondo. Servono solo a sapere come stai, cosa fai, dove vai. E il resto? Dove lo mettiamo? Possiamo davvero credere si possa dare fiducia a persone che hanno scelto l’immediatezza della relazione e l’essere sempre reperibile, come archetipo di un rapporto? E la fisicità? E il dialogo puro? Dico tutto questo alla luce dell’ennesimo caso di relazione in cui si alternano picchi di presenza (contatti quotidiani, sei una persona speciale, un amico da cui non mi separerei mai) ad altri di totale assenza che non può essere giustificata perché il servizio messaggi non lo impone. Se ci dessimo una regolata? Noto a malincuore una forma di perversione nel lavorare di cesello sull’uomo ferito, quello che trasmette insicurezza ed è affetto da crisi di abbandono. Chi ha la fortuna di vivere una vita normale o che riesce a farla diventare tale non è roba per me, per noi, per tutti coloro che si riconoscono in queste parole. Ma volete mettere quanto è più produttivo e gratificante studiare i casi senza doversi per forza rapportare? Il problema è: non sono avvezzo ai rapporti, ma se mi cerchi, almeno lasciati studiare. Sei cavia, ed io pure amerei esserlo se solo ti prendessi la briga di capire chi sono. Ma sto parlando al vento.

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