A pelle

Pensavo a tutte quelle cose di cui in passato abbiamo fatto tranquillamente a meno e che oggi ci sembrano necessarie, senza delle quali saremmo persi. Evoluzioni tecnologiche che determinano cambiamenti nello stile di vita e nelle abitudini quotidiane. Succede un po’ così anche nella psiche. Si attraversano momenti nei quali riesci a rinunciare a qualcosa e non ti accorgi che stai bene così. Poi sopraggiungono tempi diversi e il tuo bisogno si allarga a quello che mai ti saresti immaginato di desiderare. Siamo schiavi dell’adattamento ai modelli che con il passare degli anni la società ci impone. Se provi a mostrare indifferenza vieni tacciato di volerti differenziare a tutti i costi. Almeno il messaggio che passa è questo. Io non mi sono mai adattato ai tempi che cambiano, ma mi sono sempre ritrovato vittima inconsapevole del sistema; guardate internet, i social network, lo smartphone. Li odio e li amo al tempo stesso. E la psiche? I rapporti? Le tradizioni? Oggi un single ostinato non è più un caso raro: ci siamo diffusi quanto la calvizie che, tempo addietro pareva una malattia contagiosa peggio dell’aids. Non so perché ho scelto questo incipit. Mi è balzato in testa mentre provavo ad aprire gli occhi e la voce metallica in carrozza annunciava l’arrivo a Torino. Ho memorizzato l’introduzione ma come sempre, non so dove voglio andare a parare. Si, può darsi che sia il maldestro tentativo di giustificarmi, come faccio spesso. Io e il mondo, io ed il tempo che vivo, siamo così diversi ma finiamo sempre con l’attrarci reciprocamente. Come due innamorati che non badano ai corteggiamenti ma si fidano della pelle. Come dire, il mondo mi ha incastrato. Ecco dove volevo arrivare. Sempre alla solita conclusione. Non è un peccato sentirsi estranei alla massa uniforme di persone, idee, concetti, azioni e reazioni. Non è un peccato finire con l’esserne parte nostro malgrado. E’ motivo di vanto secondo me, continuare e dimostrare a se stessi che si può essere diversi, poco conta quel che pensano gli altri. Mi ha incastrato il mondo ma, prima ancora, mi ha fregato il giudizio degli altri. Sono soddisfatto del mio incipit perché credo di aver detto qualcosa di ovvio ( come sempre ) ma di sensato. Mi è capitato di pensare a quanto stessi bene senza la presenza ingombrante del cervello; oggi non ne potrei fare a meno e mi sono adattato ad uno schema che, a differenza di molte altre stronzate, non ne prevede necessariamente l’uso. Sarà per questo che mi sento strano qui? Penso troppo. Avete ragione, ma mi sto imbarcando in un discorso contorto e contraddittorio ed è meglio che lasci perdere. Si stava meglio quando si stava peggio. I luoghi comuni sono un’ottima scorciatoia.

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One comment

  1. A pelle mi viene da pensare che dovremmo fregarcene del giudizio altrui e agire secondo il nostro bisogno. E’ vero che facciamo parte di una società ma non necessariamente dobbiamo muoverci o pensare all’unisono. Saper andare controcorrente rende giustizia alla nostra unicità, al nostro essere persone vere con un cervello che ci guida ed un cuore che ci allieta.
    “A pelle” mi è venuta questa riflessione, magari ragionandoci su potrei convincermi che non ci sono più le mezze stagioni perchè hai ragione quando affermi che i luoghi comuni sono un’ottima scorciatoia.
    ‘notte 🙂
    Affy

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