Di cuore

Fa freddo stasera e ho bisogno di calore. Soddisfo il mio desiderio parlando col cuore e di cuore, come mai mi capita di fare. Quasi un inventario per capire se ho seminato per quanto raccolto, se ho voluto bene allo stesso modo in cui mi è stato dato. Ora penso a come potrei ricominciare a provare qualcosa che non sia solo uno squallido equilibrio fatto di logica e corrispondenze intellettuali. Dovrei uscire allo scoperto e pronunciare un “ti voglio bene”: sarebbe un primo passo. Ma cosa dice veramente il mio cuore? Anche lui ha paura di dare quello che può, di provocare su di sé un’attenzione che non sarebbe forse più in grado di gestire. Dalla ragione si può guarire solo se pienamente consapevoli di quanto male può generare: pensate alla selezione che siamo soliti fare dopo ripetute delusioni. In questo caso il cervello si mette a difesa del cuore, lo protegge impedendogli di fare cazzate. E raggiunge il suo scopo perché questi non è più in grado di uscire allo scoperto, credendosi sicuro all’ombra della ragione. Cosa provo in questo esatto momento? Esistono persone per le quali nutro un sentimento forte? E, una volta individuate, ho realmente il desiderio di aprire loro la porta del cuore? Se lasciassi al sentimento, anziché alla logica, il compito di fare selezione? Io credo che mi ritroverei di fronte ad una limitatissima schiera di umani, capaci tuttavia di garantirmi un po’ di equilibrio. L’intelligenza conta ma spesso non fa bene i conti; quando cerchiamo di chiudere le ferite sbarrando la strada ai nostri sentimenti e a quelli degli altri, operiamo una selezione “fittizia”. Io ad esempio mi sono ritrovato davanti ad altri cuori sbarrati, cervelli calcolatori, vere e proprie macchine. La testa mi ha lentamente irrigidito al punto da non concepire le presenze come reali attenzioni ma come numeri; elementi da utilizzare per formare calcoli in grado di garantire una “logica tranquillità”. Sto parlando col cuore e di cuore. Lo faccio per impedire alla solitudine di urlare e rovinare questo momento di sincera condivisione di pensieri. Dovrei far finta di nulla, ignorare la mia condizione di uomo solo con sé stesso, puntare alla consolazione di un vero affetto che non necessariamente significa presenza. Belle parole,vero? Quando parla il cuore si dovrebbe poter guardare negli occhi chi le pronuncia perché la loro luce è diversa, penetrante, affascinante. Io mi posso solo permettere di scrivere, anzi sono costretto a farlo e non è la stessa cosa. Sto pensando ad alcune persone, al bene che ho voluto loro; penso alla terra bruciata e ad un nuovo piccolo orticello. Il cuore scalda, ammorbidisce gli angoli e ad un certo punto ti spiazza. Avevo freddo, mi sono coperto. Tutto qui.

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One comment

  1. Accipicchia questo è un vero e proprio bilancio dei sentimenti. Dare, avere, perdite ed utili.
    Sfido che hai bisogno di calore con tutta questa fredda matematica!
    Hai lasciato fuori le sopravvenienze, attive o passive che siano. Prevenendo una qualunque reazione, hai sbarrato loro ogni possibilità.
    La mente elabora troppe congetture, io tifo per il cuore. 🙂
    Un abbraccio
    Affy

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