Di Lunedì

Il sette e diciotto è il mio treno. Oggi l’ho aspettato come sempre al binario cinque e si è presentato in abito da sera. Non volevo crederci. Trenitalia ha svecchiato la flotta dei suo mezzi, regalandoci un treno riluccicante e dotato di tutti i comforts. Aggiungiamoci che è arrivato in perfetto orario; forse, l’ansia del debutto gli ha giocato un brutto tiro e lui ha dimenticato di staccare l’aria condizionata, ma gliel’ho perdonata. Non posso rinunciare al sette e diciotto, l’unico treno che mi consente di dormire un’ora in più. L’evento meritava un incipit perché non è da tutti trovare un motivo di sorriso il Lunedì mattina, mentre comincia a scendere una pioggerellina scema e il solo avvicinarsi alla stazione fa scendere il latte alle ginocchia. Poi, come sempre accade, il mio umore ha avuto modo e maniera di cambiare nell’arco delle otto ore. Non temo questa settimana lavorativa, o almeno è l’ultima delle mie preoccupazioni. Ieri sera a tavola si è chiacchierato del perché io sto così. Mi sono liberato un po’ sebbene i miei interlocutori siano sempre mio padre e mia madre; non è cosa poco, penserete voi. I genitori però non ti vedranno mai come la freccia scoccata dal loro arco e diretta chissà dove; loro la vedono sempre al solito modo. Io ho una madre molto protettiva ( non si era capito! ) ed un padre che se fosse stato nei miei panni avrebbe già preso il volo. Per quanto lo desiderino, noi figli non siamo e mai saremo come loro. Possiamo aiutare il processo di immedesimazione se ci mettiamo del nostro. E’ sufficiente ad esempio avere una personalità piuttosto incline al condizionamento, insicura, accomodante e timorosa dell’altrui giudizio ed il gioco è fatto. Quel che è stato è stato e non si può cambiare. Su di me e solo su di me il peso della responsabilità ed il coraggio delle mie azioni, solo così il mondo potrebbe rivelarsi l’opposto di quello che ormai ho accettato con un briciolo di rassegnazione. Parlo della valorizzazione della mia persona, sia ben chiaro. Niente a che fare con la speranza di costruirmi un rapporto nel vero senso della parola. In questo caso entrano in gioco tutti i miei peggior difetti, quelli che il passare degli anni ha fatto crescere e sviluppare come le erbe infestanti. Si è parlato di compromesso, smussature degli angoli, cose che sempre più difficilmente sono disposto ad accettare. Poiché la vera evoluzione interiore non passa dall’interazione ma dalla conoscenza di sé, continuo sulla mia strada, chissà mai che non arrivi al traguardo. Il resto si vedrà.

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