Chi visse sperando….

Proprio ieri leggevo un aforisma di Schopenhauer nel quale mi sono ritrovato. Egli, in buona sostanza, accomuna pessimisti e ottimisti cronici. I primi (io preferirei definirli realisti) avrebbero la stessa possibilità di errore nella previsione degli eventi futuri di quelli la cui visione delle cose e’ per natura positiva e serena. Io non conosco il significato della parola “speranza” e ne rifuggo il contenuto concettuale che individuo nel libero affidarsi a forze oscure, spesso generatore di aspettative e conseguenti frustrazioni. Opinione personale, frutto di esperienze vissute o semplicemente del successivo concatenarsi di episodi sfavorevoli. Matematica: due più due fa quattro. Razionalismo e idealismo. Poi qualcuno dirà che la speranza muove il mondo ma io preferisco credere alle ferite sulla pelle, scusatemi. “Prende le sue misure in questo senso”. Eccolo il senso pratico dell’uomo calcolatore, prevenuto, la cui visione del mondo è limitata nel tempo ma anche negli angusti spazi della sua quotidianità. Stamattina ho ricevuto la mail della persona che qualche tempo fa mi aveva fatto sapere della sua proposta di interscambio. Dopo qualche messaggio di conoscenza ci siamo sentiti telefonicamente ribadendo i nostri propositi. Oggi, dopo qualche giorno di assenza di notizie mi è giunta una nuova email in cui la persona mi annunciava di rinunciare al proposito, scusandosi, ed aggiungendo che stavano maturando legami che lo avrebbero fatto desistere dal proposito. Vengo al sodo. Ho sempre vissuto questa fase di “contrattazione” in modo del tutto sereno, limitandomi a godere di un’attesa in grado di farmi vivere l’attuale condizione di lavoro in modo più sopportabile. Non posso affermare con certezza di aver sperato, forse si. Da buon razionale avevo “preso le misure” adducendo a sostegno del mio atteggiamento l’imprevedibilità dell’agire umano e tutta la schiera di insuccessi personali legati alla dipendenza dall’altrui condotta. Ho quindi ulteriormente rafforzato la convinzione di avere fatto un passo avanti, muovendomi alla ricerca di cosa è meglio, ma anche quella dell’inevitabile frustrazione che consegue ad ogni scelta. Non c’entra la propria visione della vita e sono convinto, amico Schopenhauer, tu abbia ragione. Da qualsiasi punto lo si osservi, il futuro regala situazioni che non siamo in grado di prevedere o prevenire, non avendo comunque motivi sufficienti per considerarlo un amico al quale affidarci. Ci sbagliamo tutti. Io, gli altri, persino chi governa le nostre dinamiche, i nostri desideri, le fantasie: siamo tutti coinvolti in quel grande abbaglio che è la vita.

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