Natale in gabbia

Coerenza innanzitutto. Ho deciso di dedicare i prossimi dieci minuti di questo Mercoledì ( che molti chiamano “vigilia di Natale” ) alla cura della verità, dell’onestà, della sincerità. Mi piace andare controcorrente anche se farlo oggi non è difficile. La massa, come ben sapete, è tutta impegnata a badare ai fronzoli. Io cerco l’essenza. Cruda, diretta, pesante, quella che dà fastidio e ti fa passare per egocentrico, esibizionista, diverso. Ho deciso di vuotare su questi fogli tutta la rabbia, il rancore, la tristezza e la solitudine di una sera qualsiasi che i più, amano definire “notte di Natale”. Vivo, e se vivo sento, respiro, assorbo. Non ce l’ho fatta così ad allontanarmi dal rumore di questi giorni che ha inevitabilmente accentuato il senso di abbandono. Dieci minuti durante i quali vorrei dire come mi sento, cosa provo, cosa non avverto di quello che la maggior parte di voi invece, dice di sentire. Non esistono giorni più importanti di altri, notti più luccicanti di altre, momenti in cui la sensibilità emerge più che in altri. Ricordo che fino a qualche anno fa, la sera della vigilia andavo alla messa di mezzanotte; perché lo facessi lo ignoro ancora adesso. Sicuramente si trattava di un gesto abitudinario quanto ipocrita, visto che era l’unica volta nell’anno che entravo in una chiesa. Con il tempo mi sono messo in pari, eliminando progressivamente: regali, albero, auguri. Questa sera mi sento vuoto più di altre sere solo perché mi stanno martellando in testa l’idea del Natale come qualcosa che deve unire. A me le imposizioni non piacciono. Io voglio essere diverso e non per il gusto di farlo, ma perché mi sento di merda. Se lo urlo, oggi dovrei aspettarmi che qualcuno mi venga in soccorso, no? E’ Natale, non dobbiamo essere più buoni? E invece non verrà nessuno. La coerenza che genera diversità e reazioni di finto stupore mi fa pensare ad un immaginario equilibrio emotivo. Ho scelto di non fare auguri per non riceverne sapendo della loro freddezza circostanziata. E’ uno schifo. Mi spiace per i miei. Sono anche febbricitante, non ho fame e ho avuto una giornata pesantissima al lavoro. Il Mercoledì non è il mio giorno, cambia qualcosa che sia la viglia di Natale? Rovescio su questi fogli la mia rabbia ed il rancore e lascio che si spargano bene attraverso le parole più dirette. A te, a quell’altro, a tutti quelli che ho progressivamente allontanato perché non hanno voluto capire. Non era nelle mie intenzioni creare uno scritto diverso dal solito, magari ridondante di elementi sentimentali oppure malinconici, complice l’aria Natalizia. Penso di essere riuscito a scrivere qualcosa di normale come avrei fatto ieri o come farei domani. I muri di questa stanza sono più ricettivi di tanta umanità che si spaccia per portatrice di cuori e pensieri. Fatemi il piacere. Potrei scrivere altro, dire che ogni minuto che passa, ogni ora o giorno di silenzio è un pezzo di gabbia in più dentro la quale mi state rinchiudendo. Voi. La colpa è vostra. Non meravigliatevi poi di cosa potrebbe fare il leone se vi distraeste un attimo.

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