Il pranzo ( marcio ) di Natale

Fedele alla mia visione utilitaristica di cose, persone e del mondo mi sono prodigato alla ricerca di un Natale che, essendo a me del tutto indifferente nel concetto e nel significato, potesse risultare almeno funzionale. Ancora una volta, gran parte delle mie domande hanno trovato risposta nei comportamenti della gente. Diversi, a loro modo, ma rappresentativi di un diffuso stato di sterilità di gesti e attitudini. Così come la globalizzazione ha determinato l’imposizione dello standard, allo stesso modo la diffusione della rete ha provocato la morte lenta dei gesti semplici, ma veri. Ora la semplicità ha lasciato spazio alla facilità e all’immediatezza del risultato. Dicevo, oggi ho potuto dare un’ulteriore valutazione alla condotta umana. Innanzitutto ho apprezzato tutti coloro che non mi hanno fatto auguri di Natale, in nessuna forma. Dal momento che ormai Facebook è diventata la nostra stanza dove tutti ficcano il naso (ma in realtà nulla cercano di capire di te), chi si è astenuto ha dimostrato di aver sbirciato un po’ più approfonditamente rispetto ai classici voyeuristi da strapazzo. Voglio pensarla così. Hanno comunque la mia stima. Poi ci sono stati quelli che evidentemente non hanno percepito nulla del mio malessere pur potendolo fare ( la stanza è sempre aperta ) e si sono limitati ad un messaggio di quelli in serie da mandare ai contatti della rubrica. Fedele alla mia educazione di prim’ordine, ho risposto in modo glaciale, mi sono tirato su i pantaloni che nel frattempo erano scesi e ho fatto le debite valutazioni. Queste persone sono squallide. Alla fine della fiera ho tirato le solite conclusioni. Niente di eccezionale, come sapete io della gente ho una considerazione pari a quella che avrei per uno scarafaggio sorpreso a camminare nel mio letto. Oggi ho trascorso una giornata orrenda, ma me l’aspettavo. Si sono ripresentati vecchi amici che sono riuscito a tenere a bada nel periodo prefestivo: odio, rancore, rabbia, desiderio di vendetta. Oggi sono entrati nella stanza e mi hanno tenuto compagnia mentre steso sul mio letto, fissavo un punto nel vuoto. Ore interminabili a pensare cosa avrebbe potuto essere se fossi stato un altro, se non mi fosse capitata la sfortuna di conoscere solo gente di merda, persone senza cultura, stimoli. Un Natale silenzioso, di un silenzio che non ha nulla di costruttivo ma accompagna propositi di vendetta. A chi fa comodo vedere Enzo razionale e disposto ad accomodare le situazioni per non aggravare la sua già precaria condizione mentale, dico che si sbaglia. Sto maturando idee e progetti distruttivi, ho bisogno di parlare chiaro, di cancellare, di rompere lo stallo emozionale che mi sta facendo scivolare nella morte intellettuale. Ho bisogno di esternare la rabbia, di bestemmiare, di tirare fuori il marcio. Vaffanculo Natale. Ecco, cominciamo da qui.

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