Rendiconto (seconda parte)

Ho ancora poco da dire in questo anno e non voglio perdere l’occasione di mirare alla sostanza, una volta tanto. In un passato neanche tanto lontano, qualcuno mi disse: “Enzo, sei una persona buona, di valore, hai il pregio di farti volere bene. Per questo spesso si oltrepassa l’ostacolo del tuo carattere difficile e della tua accidia sentimentale”. Che belle parole, vero? Credete che non abbia “marciato” su questa considerazione? Che non abbia approfittato di questa innata essenza? Forse ho esagerato. La sostanza di questo duemilaquattordici dice che intorno a me c’è il vuoto totale. Reale o virtuale, il vuoto è palpabile, si taglia come l’aria pesante che si forma dopo un grande litigio collettivo. E dire che non ho avuto alcun alterco o discussione tali da tradire la mia essenza. Mi sono sempicemente trasformato in un essere insopportabile, noioso, ripetitivo, freddo, ostile, poco assertivo e incline allo scontro. Un uomo pregiudizievole e abietto. E così non vado più bene. Io che non corro mai rischi nella vita, ho giocato la carta più difficile: non mascherare nulla dei miei sentimenti, non smussare gli spigoli delle difficoltà personali. La mia quotidiana condizione di uomo in ambasce nella gestione degli equilibri, ha eretto un muro oltre il quale i miei occhi non riescono più a guardare. Sarei troppo indulgente verso me stesso se non menzionassi anche i miei maestri: molti di loro mi hanno davvero incoraggiato a praticare astio, indifferenza ed ipocrisia. Alla resa dei conti, questo duemilaquattordici è stato senza dubbio l’anno peggiore sul fronte delle relazioni sociali. C’è grande siccità dentro e fuori di me ma non ho alcuna intenzione di irrigare il terreno con acqua già contaminata da pregiudizi, esperienze, promesse od altro. Continuo a tenere saldo il timone dell’orgoglio perché so che solo grazie alle briciole di dignità rimasta potrò tornare a farmi volere bene. Devo ricostruirmi un’immagine credibile innanzitutto a me stesso ma so che non sarà facile. Dovrei farmi bastare l’apparenza. Buttare nel cesso l’analisi, la mania di spaccare il capello in quattro, e la convinzione di essere al centro dell’universo. Basterà ad ottenere ciò che voglio? Ho realmente solo bisogno di essere voluto bene? Non ero quello che cercava le occasioni, il sano divertimento e la presenza? Chiudo questo duemilaquattordici di parole, ringraziando i miei pochi lettori, quelli che silenziosamente seguono il mio percorso e ancora mi apprezzano, nonostante tutto. Ringrazio la mia famiglia, loro non mi hanno mai abbandonato. Dico che ci proverò, come ho sempre fatto. Voglio acqua pulita per questa pianta che chiede di essere solo alimentata. Voglio di più. Lo pretendo dal profondo dell’anima. Gioia per tutti.

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