La più bella abitudine

Abituarsi alle belle abitudini è una pericolosa abitudine. Anche il sonno lo è. Dormire un’ora in più del solito, rivoltarsi sotto il piumone, aver dimenticato la sveglia, non sono cose da poco. Tutto tremendamente lento e piacevole. Stamattina mentre (molto lentamente) spalmavo Nutella su due fette biscottate facevo mente locale sulla mia gestione del tempo durante le settimane di lavoro. In modo particolare sulla suddivisione dei piccoli piaceri lungo le ore destinate al weekend. E mi sembrava impossibile che io riuscissi a fare tutte quelle cose in quei pochi spiccioli di vita. Dovrò tornare a quei ritmi, devo farmene una ragione. Parlo così bene di questi giorni trascorsi a casa nonostante l’inizio non sia stato dei migliori. Io mi conosco e so che sono un diesel. Ero troppo carico emotivamente nei pressi del Natale, troppa rabbia accumulata, l’astio pregiudizievole verso Tizio e Caio. Poi, il buon senso ha preso il largo. Le priorità o meglio, la priorità: io. Io, la mia famiglia, la tavola di Natale apparecchiata con gusto semplice ma caldo, l’alberello sul mobile, mia madre indaffarata in cucina. Come avrei potuto rovinare tutto solo per i miei capricci e le mie lotte intestine? Tutti possiamo mettere da parte l’orgoglio almeno per un giorno, no? Ma questo non vuol dire che dobbiamo andare a riprendercelo per continuare la nostra missione. Quale trofeo così importante ci aspetta da valere tanta instancabile lotta? Dignità e rispetto sono e devono restare punti di forza ma non necessariamente debbono trasformarsi in armi atte ad offendere. Ho ben in testa la mia immagine di uomo da recuperare. Come possono ancora vivere in me una natura bonaria, disponibile, accomodante, assertiva ed un’altra (in sottofondo), arrabbiata, in collera con il mondo, portatrice sana di scontro. Anche abituarsi alla solitudine può rivelarsi pericoloso e sappiamo che vivere isolati non è una tra le belle abitudini. Ci si può adattare, si possono adottare tecniche mirate a conviverci ma abituarsi, quello mai. Vorrei abituarmi a questo modo di pensare e di vedere le cose, a questo fidarsi delle sensazioni e dell’idea che posso essere Enzo di sempre senza dare linfa all’immagine più astiosa e umorale. Sono belle parole, mi escono da dentro e non ho voglia di essere misurato solo per il timore di fregature. Come ripeto da giorni, ho accolto le sensazioni come un amico nuovo, appena conosciuto e che hai bisogno di studiare. Lo devi trattare bene, ti devi far voler bene, e quale migliore condotta di quella di deporre le armi, almeno fino a quando non avrò motivo di usarle. E se diventasse la mia più bella abitudine?

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