Quesiti

Stavo meglio ieri, ma pensavo peggio. Se si escludono i capricci della mia schiena alle quattro e mezza di notte, l’impatto non è stato devastante. Tornare ad essere la solita macchina, di quella grande catena di montaggio che è la mia quotidianità mi ha comunque fatto un certo effetto. Per un momento ho odiato tutto: i miei amici di sempre con le facce stanche e gli occhi stravolti, la voce metallica che annuncia il ritardo, il rumore delle porte che si aprono e si chiudono, la corsa frenetica alla ricerca di una coincidenza. In un attimo tutto è passato, dimenticato, archiviato. E ora parlerò solo di lavoro o almeno di quello che gli ruota intorno, nella speranza che lentamente l’argomento ufficio vada a ricoprire il posto che merita, nei bassifondi del mio cervello. Vorrei porre un quesito: qualcuno mi ha detto che sono troppo cerebrale, pessimista, dal ragionamento eccessivamente sofisticato. Tutto ciò è vero, così come è vera la realtà che racconto. Quanto dunque questo diario mi gioca contro? E’ il mio peggiore biglietto da visita, secondo voi? Se una persona non può puntare sulla realtà, deve accontentarsi di trasmettere sensazioni più intime. Ciò che sono quando faccio parte del mondo di tutti i giorni non posso raccontarlo qui. Questo è un angolo di riflessione, quasi sempre a mente fredda, normale che si prendano strade di ragionamenti contorti e complessi. Uno dei principali obiettivi è quello di non farsi condizionare dal giudizio altrui e così sarà. Di queste poche ore di noiosa quotidianità ci tengo a ricordare il piglio con cui ho ripreso in mano le scartoffie ma anche questo non rappresenta una novità. Sto valutando se sia più opportuno dare un po’ di respiro al diario per dare aria ai pensieri e al cervello. Intendo, scrivere soltanto quando sento qualcosa e non necessariamente alla fine di una giornata di lavoro. Farmi desiderare da questi fogli, aspettare che siano loro a chiamarmi perché ne sentono il bisogno. La linea di condotta che dovrei attuare anche sul fronte delle relazioni umane; sono sempre d’accordo sul discorso dell’apertura ma al momento temo ancora di essere vittima delle mie aspettative. C’è una soluzione, l’ho sempre detto, ed è la più semplice. E’ davanti agli occhi e non riesco a vederla. Il treno mi aspetta, ta qualche tempo riuscirò a vedere la campagna fuori dal finestrino aprirsi lentamente alla luce del giorno. Direi che mi sono già posto troppe domande, sto guardando troppo in là nel tempo e compare all’orizzonte qualche paturnia. Si sente e si legge che ho ripreso contatto con le scartoffie.

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