Bonus

Sono trascorse solo due settimane dall’inizio del nuovo anno e credo di aver già esaurito il bonus di errori che mi ero prefissato. Ho speso molte parole per chi non le meritava, cercando in qualche modo di attirare l’attenzione. Così facendo ho dimostrato di essere ancora troppo legato ad Enzo che voglio dimenticare, così poco indulgente nei confronti di se stesso al punto da mettere in dubbio persino le ragioni più evidenti. Un atteggiamento questo che in passato è stato fonte delle innumerevoli possibilità di recupero concesse a chi in realtà non ne aveva diritto. Come voi bene sapete, gli argomenti di questo diario sono gli argomenti della mia vita e si riducono fondamentalmente a due soli: il lavoro (ed il mondo del pendolare) e la solitudine (e le relazioni mancate). Questi scritti hanno il solo scopo di rendere il mio giorno sempre nuovo, motivo di dibattito, fonte di sopravvivenza. Non è comunque giusto ricalcare le orme di un passato che voglio dimenticare e se mi riesce difficile farlo, lo devo solo alla ragione. Chi più di lei mi spinge a non voler gettare la spugna, chi più di lei mi sussurra all’orecchio l’ultima parola, il bisogno di far quadrare i conti. E’ un po’ quella mania dell’ordine materiale delle cose che prende il largo e travolge i pensieri; posso archiviare un rapporto allo stesso modo in cui chiudo l’ufficio, solo dopo aver pulito la mia scrivania? Non credo. Ci sono di mezzo i maledetti sentimenti ed una testa che non riesce a proiettarsi nel futuro. Eppure sul piatto della bilancia ho messo molte cose a mio vantaggio: onestà, verità, coscienza delle proprie azioni, coraggio. Tutto questo è sufficiente per vincere la battaglia contro l’inganno, l’indifferenza, l’irriconoscenza. Sono passate due settimane e di quelle belle sensazioni dei primi giorni dell’anno sembra rimasto solo un pallido ricordo; colpa del tempo che scorre mentre io assomiglio sempre più ad una statua di sale. Ogni sera, prima di addormentarmi non dimentico di verificare di aver fatto tutto in mio potere per stare bene: non ho colpe, se non quella di essere ancora uomo vero, nonostante tutto. Una colpa grave, ai tempi nostri. Un peccato al quale si può porre rimedio solo decidendo di essere un altro, e di attuarlo: come? Fissandosi nel cervello le priorità e sapendo che esse non sempre corrispondono ai nostri desideri. Immaginiamo soltanto il benessere della famiglia: egoisticamente lo mettiamo in secondo piano perché ci sentiamo privi di serenità sufficiente a garantirlo. Invece chissà, se lavoriamo e ci adoperiamo per creare una situazione positiva, ne potremmo ottenere un vantaggio insperato. Rimanere altamente diffidenti, non riporre fiducia negli altri. Insomma, ricominciare da se stessi conservando il coraggio di dire quello che si pensa. Conclusione che non richiedeva certo un panegirico come questo. Ho bisogno di parole, ne abuso, un giorno le vomiterò.

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