Aderenze

Le cose che più odio dell’inverno: il buio mattutino, i neon in carrozza ed il niente aldilà del finestrino. Ho avuto un bel da fare a corrugare la fronte ritrovandoci un numero importante di linee e pieghe, tutto mentre aspettavo che quel maledetto macchinista azionasse il freno. Ci sono momenti del mattino in cui fai i conti con la tua anima: lo leggi negli occhi, nelle rughe di espressione, nella pelle stanca e afflosciata. Aziona quel freno, maledetto! Ecco a cosa serve uno smartphone: ti uccide l’intelletto ma almeno è difficile che tu ci veda riflessa l’immagine obbrobriosa del tuo volto, all’alba delle sei. Mi sono svegliato riflessivo, almeno più del solito. Troppi vetri sul mio percorso: treno, metro, qualche volta tram. Si vede (e si sente) che ho bisogno di guardare il mondo senza schermature, poggiandoci gli occhi e aderendo alle emozioni che lo sguardo regala. Bisogno d’aria, di tuffi al cuore per la bellezza di un paesaggio, della natura, quello che gli umani non sanno darmi. Ho pensato di arricchire il corredo della mia macchina fotografica acquistando un nuovo obiettivo grandangolare. Nuove prospettive, allargare il campo visivo alla ricerca dei particolari, uscendo dai limiti del solito punto di vista. Ho anche pensato di eseguire un “upgrade” della mia bicicletta da corsa, modificando ruote e altre piccole cose. Innovazioni che non hanno il sapore del solito acquisto compensativo. Viaggiano di pari passo con questa voglia di trovare piacere e compiacimento dal contatto stretto con il mondo; le passioni perdono di intensità nella misura in cui la tua vita rimane appesa ad un quieto vivere, assecondando gli eventi. C’è ancora curiosità, alimentata da rabbia e orgoglio, fieramente alleati nell’opera di ricostruzione. Sei mesi, dico sei mesi di discesa nell’inferno delle consapevolezze, maturate attraverso comportamenti omissivi, non una parola, solo allontanamenti lenti e calcolati. Non voglio rimuginare, odio farlo e rovinare un foglio che si sta riempiendo di parole equilibrate, propositive. Sto scrivendo tutto questo alla fine di una giornata ossessiva, psicotica, dove il paradosso vince sulla ragione, il buon senso, la normalità. E’ questa eterna e necessaria contraddizione a rendere la vita un libro da scrivere ogni giorno, dove niente è stabilito; ogni domanda dunque, è di per sé un nonsenso. E ho bisogno di un ritorno, di aria, e della notte. Lei mette tutto in ordine, mi rimbocca le coperte e mi racconta la favola dell’uomo malato di verità.

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2 comments

  1. Avrei dovuto precisare: “Le cose che non mi piacciono dell’inverno da pendolare”. Per il resto aggiungerei la neve, l’intirizzimento muscolare, la natura spoglia.” Buona serata Marta.

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  2. Le cose che non sopporto dell’inverno?
    Il freddo
    La neve
    Le giornate corte (no, visto che fa freddo meglio lo siano, corte)

    Lo so non hai fatto la domanda ..ma io lo dico: non mi piace l’inverno

    Buonanotte e buon domani

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