A piccole dosi

Ed è quando arrivo in cima alle scale, alzo la testa e mi accorgo che il “dieci“ mi ha fottuto; è in quel momento che parte l’incipit. Il passo si fa spedito, la testa bassa e un quarto d’ora di tempo per immortalare un inizio di qualcosa. Pillole di serietà, a volte troppa fino a diventare una sorta di sermone, non credete anche voi? Il ruolo di predicatore non mi calza bene e se mi accorgo di prendere una piega melensa, stoppo l’ispirazione. La parola che mi ronza in testa è : pillole. Sono stupidaggini, lo premetto, non mi piace quando scendo nel retorico, ma si sa, queste parole viaggiano nel vento e a qualcuno magari piaceranno pure. Pensavo in particolare alle tante pillole di felicità che compongono un giorno; attimi infinitesimali, battiti di ciglia. Quando apro la porta e sento l’odore di cena dalla cucina oppure stiro e mamma chiede com’è andata; pillole di vita ordinaria che racchiudono l’essenza della felicità. Siamo ben lontani dall’idea di un obiettivo, di un senso che giustifichi ogni singola giornata. E’ solo un attimo. Niente di grande, e quasi mai considerato nel marasma della vita di tutti i giorni. Per anni ho pensato a come programmare la mia vita, lasciando che il presente mi scorresse sotto il naso senza nemmeno capire. La mia ignoranza di allora si è trasformata in desiderio di colmare quel vuoto, recuperando non solo tempo ma anche conoscenza, fino a diventare un uomo inserito nel contesto e pienamente consapevole di sé. Quando ho raggiunto l’obiettivo però, ho cominciato a notare le differenze, a rendermi conto di essere forse un passo avanti rispetto alla normalità. Non potevo commettere un altro errore, e a quel punto il presente l’ho vissuto (e lo sto vivendo) nella sua massima espressione; forse esagerando, trasformandolo in teorie assurde e tanta costruzione mentale. Di qui le pillole quotidiane di vita, le pillole di serenità racchiuse in articoli, le pillole di felicità scoperte attraverso la scrittura. E’ incredibile, ma proprio scrivendo mi accorgo di poter fermare quei momenti che non riesci a raccontare senza prenderti una dose di “tu sei pazzo”. Ho esaurito le pillole di oggi ed è quanto basta per riempire i fogli, e lasciarmi soddisfatto. Ogni volta è un piacere rinnovato che trova riscontro nella tranquillità di aver fatto qualcosa per rendere la quotidianità sopportabile e chi scrive, sempre più lontano dalla paura di essere una macchina.

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