Sopra la media

Era da tempo che non mi lasciavo andare ad un sonno ristoratore pomeridiano. Quando accade faccio sogni strani, perdo la cognizione del tempo, mi sveglio anche un po’ rincoglionito. Nella sostanza però traggo un enorme beneficio, sebbene le ore che regalo al tran tran quotidiano sono tante, troppe per potere essere recuperate. Quando dormo non posso pensare, sto lontano da quel coso che è sempre acceso e tiene alta l’attenzione; insomma, mi riposo. Il mio mondo è questa stanza, se si eccettua l’allenamento in palestra, qualche tappa al supermercato per la spesa, la coda al bancomat. Più niente. Il mondo all’interno delle mura è variegato, pensando al continuo andirivieni tra siti, qualche innocua chiacchierata ed acquisti di vario genere. Le chiacchierate: quelle sono ormai in via di estinzione giacché, come sapete, nell’ultimo anno ho fatto “tabula rasa” di contatti virtuali, un po’ a torto un po’ a ragione. Non mi manca tutto ciò, ci tengo a dirlo. Lungi da me accusare nuovamente la rete di essere il male assoluto, ma sono cambiate le esigenze. E’ forte il desiderio di tranquillità interiore e nella mia più recente concezione di serenità, questa prescinde dal rapporto umano. So che non si direbbe alla luce dei miei post più recenti nei quali, vittima dell’ennesima delusione, scrivevo ridondanti pensieri sul ruolo dell’altro/a nella propria vita. Io vivo momenti di totale abbandono all’abbattimento (in cui appaio sensibile, passionale, persino romantico) ed altri in cui salgo sul cavallo della ragione e galoppo verso la mia personale idea di libertà. Ecco, ora sono un cavaliere. Il mio equilibrio è fragile ed è un filo appeso tra i due mondi che a fatica lo sorreggono: il lavoro e la stanza. A volte il primo, più spesso il secondo finiscono per dettare i ritmi del mio umore e, di conseguenza, delle mie paure e dei miei desideri. Non ho per fortuna (?) l’incombenza di dover mettere la mia immagine alla mercé di molte persone; non disponendo di una vita sociale, diminuisce notevolmente il rischio di poter essere giudicato a seconda della temperatura emotiva. Forse, e non è poi così sbagliato, se solo l’avessi una vita finirei con il dimenticare le paranoie e i timori, sparirebbe questo diario e io sarei un uomo come tanti altri. Penso di mentire. Così come l’arrivo di quel treno chiamato lavoro non ha mai risolto definitivamente le problematiche esistenziali, non sarà di certo qualche uscita in più a buttare nel cesso Enzo di questo diario. Quello nella sostanza, nella sua essenza. Un uomo cioè, un gradino sopra il comune sentire. Perdonate la presunzione. Sono riposato e abbastanza lucido per non dire cose senza senso, io credo sia così.

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