Tre silenzi

Per fortuna la serenità non fa rumore (almeno nel mio caso). Mi trovo sempre in grande difficoltà ad esprimere gli stati d’animo leggeri, un po’ per timidezza oppure per scaramanzia. In effetti, non amo riempirmi la bocca di belle parole per non correre il rischio di smentirmi od essere smentito. Lascio così spazio ad un silenzio che alle prime mi “suona” innaturale, poi diventa un morbido giaciglio. Non credo di ricordare una sensazione così da molto tempo, tanto da non apparirmi nemmeno scomodo, il non avere nulla da comunicare. E’ il mio terzo tipo di silenzio: dopo quello costruttivo e quello rumoroso della stanza, ecco il più bello, naturale, inaspettato. La domanda nasce spontanea: “Come si sta nei panni dell’uomo normale?”. Bene, non c’è dubbio. E tutto questo acquista valore alla luce degli sforzi e del lavoro svolti in totale solitudine: l’unico aspetto ancora oscuro resta la sfera delle relazioni. Come dicevo ieri, non è il momento di affrontare l’argomento, a meno di non voler rovinare lo stato di grazia. Perdonerete dunque la vacuità dei contenuti di questi ultimi articoli, sebbene con un minimo sforzo potrei sempre trovare qualcosa di cui parlare, sparlare o lamentarmi. Scrivo per il puro gusto di farlo e di riempire questo foglio, che poi è l’essenza (ed il piacere) dello scrivere, no? Di questi tempi mi rendo conto dell’inutilità della condivisione che non sia fine a se stessa e di come sembri stupido usare le proprie passioni per ottenere consensi diretti ad aumentare la propria autostima. Mi suona infantile, ecco. Perdiamo troppo di vista noi stessi e a causa della storia di essere pubblici e (comunque) reperibili, finiamo nel vortice della necessaria accettazione altrui. Il risultato è che diventiamo noiosi e ripetitivi. Sto guardando la piazza con un occhio diverso, ma non ci sto sputando dentro, rifletto semplicemente sulla utilità di fare un passo indietro, verso il tempo in cui facevi le cose per il gusto di farle e non perché il mondo ne venisse a conoscenza. Ho sempre sofferto di bassa autostima ed Elisa è stata un vero portento aiutandomi a farmela amica; ma nella piazza mi sono ritrovato nuovamente in astinenza da conferme, da “mi piace”, da parole di conforto. E ho sbagliato a fidarmi. Ora è diverso. Persino il tempo mi appare sotto una luce diversa ed il merito è ancora mio. Mi piaccio, mi desidero così, uomo completo nella sua imperfezione ma costantemente proteso verso uno stato di grazia quanto più duraturo possibile. Finisco di beatificarmi. La realtà mi aspetta.

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3 comments

  1. Per nulla al mondo vorrei rompere questo tuo costruttivo silenzio però volevo comunicarti che riesco a (ri)vedere i tuoi articoli e quindi questo blog. 😀 Rapida mi defilo per non intralciare la meditazione a questo stato di grazia.
    un abbraccio
    Affy

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