Cielo sereno (o poco nuvoloso)

Facendomi largo nella memoria a lungo termine, ritrovo uno dei momenti cult di bambino: mia madre in cucina che prepara il caffelatte per la zuppa ed io davanti alla tv. La sigla dell’almanacco del giorno dopo e poi quella delle previsioni del tempo. Bernacca usava dei piccoli magneti a forma di sole, nuvole, fulmini e numeri ad indicare i valori di pressione barometrica; il tutto con fare gentile e accomodante. Oggi, diciamocela tutta, l’angolo del meteo potrebbe tranquillamente essere inserito nella cronaca nera del tiggì. Che dite? I moderni marescialli mi incutono un po’ di timore e, a mio parere, soffrono di mania di protagonismo. La solita premessa per arrivare al dunque di quanto l’allarmismo vada di moda in tutti i campi del nostro quotidiano; a dirla tutta non so se essere più terrorizzato dagli oroscopi o dalle applicazioni meteo sullo smartphone. Stamattina l’aria era pungente ma pulita, alla faccia del catastrofismo; di questi tempi tutto collima perfettamente. Il treno ondeggia ed io provo a chiudere gli occhi immaginando scenari luminosi oltre il buio di una fredda mattina di Febbraio. Non chiedetemi perché, non saprò rispondere, ma sto bene. Dovrei anche smetterla di ripeterlo ma abbiate pazienza, mi sento come quando decido di affrontare la salita e, una volta in cima mi lascio andare a certe frasi : “Tutte scuse quelle della paura, del fiato. Cazzate. Enzo tu puoi seriamente farcela”. Prendo spunto dal mio ricordo cult ispirato ai concetti di semplicità e concretezza per dire che in fondo, è quello di cui sento più la mancanza. Si chiama sobrietà, comunicazione costruttiva con un tocco finale di autenticità. E se continuo a rimembrare, a richiedere quello che è ormai anacronistico, non finirò di soffrirne e di auspicare un mondo di fantasia, fuori dagli schemi precostituiti. Sotto questo aspetto mi definisco un romantico. C’è forse un po’ di cuore anche in tutto questo; cuore libero di pulsare ed esprimersi al di là delle gabbie mentali e dei soliti compromessi. Dove sta oggi la semplicità? In qualche sguardo d’intesa forse, nel lasciare che sia, senza badare ai soliti preconcetti, buttando nel cesso l’ostinazione di capire. Un sorriso, la sicurezza delle proprie azioni, volersi bene più di ogni altro, mangiare con soddisfazione. Non è romanticismo questo? Tutto, sempre avulso dalle complicazioni dell’interazione, ma comunque coinvolgente, stimolante, nuovo. Sono bravo a muovermi nei meandri della memoria e se volto lo sguardo al passato, non è per paura di quello che mi attende. E questo è accomodante come una previsione di Bernacca.

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