Il pezzo mancante

La notte appena trascorsa ha avuto l’effetto di un tir che ti passa sopra l’anima. Da qualche giorno non dormo molto bene sebbene ogni sera prenda qualche goccia di ansiolitico; ignoro la causa ma talvolta è arduo trovare spiegazioni al sonno interrotto oppure a sogni quasi impossibili da interpretare. Stamattina mi sentivo di pessimo umore. Mia madre se n’è accorta dopo nemmeno cinque minuti di dialogo, peraltro ridotto ad un:”Vai in palestra stamattina?”. Il mio “si” evidentemente non è passato inosservato, soprattutto nel tono. “Si, oggi mi sento un po’ a terra, ma non chiedermi perché. Capita, sono umano”. Ho fatto colazione e in meno di un quarto d’ora ero già lì a correre. Si, sono umano ed è del tutto normale sentirsi abbattuti come Wyle Coyote quando precipita dal Canyon e l’asfaltatrice finisce il lavoro. Magari è questo tempo che ha preso improvvisamente le tonalità del grigio scuro o la pioggerellina che ricorda Novembre. Ma la prospettiva è diversa. L’inverno non è alle porte anzi, quasi alle spalle; questo dovrebbe bastare a far tornare il macigno da dove è venuto. Per quanto io non stia forzando nulla e mi senta realmente bene, senza filtri od artifici, l’inconscio batte sempre alla porta quando meno te lo aspetti. I sogni a volte sono il termometro reale del nostro umore. In questo esatto momento la situazione va migliorando, nel senso che ho preso atto del mio stato dell’anima. Quello che sono mentre “vivo” e conduco le attività tipiche del quotidiano non potrà mai coincidere con ciò che sono nel profondo, per quanto io cerchi di incastrare i pezzi. Mi posso sforzare, posso lavorare affinché si possa raggiungere uno stato di serenità autentico, ma….Ma se c’è qualcosa sotto, quel qualcosa prima o poi esce. Se lo fa, usa messaggi subliminali, trasmette sogni complicati, ti dà uno scrollone al mattino e tu ti senti come dopo aver preso una facciata contro un camion. Ecco, chiaro il concetto? La felicità non esiste (almeno come status consolidato e continuativo), figuriamoci la felicità perfetta, quella in cui i milioni di pezzi del puzzle di cui è formata la nostra psiche, coincidono. Mancherà sempre quello mancante, la figurina maledetta che ti impedisce di finire l’album. Mi fido della notte e dei suoi buoni consigli. Magari il modo in cui lo fa non è prettamente signorile ma quel che conta è non perdere i dettagli. Troppi vanno oltre, non ci pensano, si limitano a dire “Che mattinata di merda, mi sono svegliato male”. Alcuni, come il sottoscritto azionano il meccanismo di elaborazione e analisi. A volte ti aiuta, altre no. La differenza è nei dettagli e cercarli è sintomo di qualità, non solo di tendenza a paranoie e seghe mentali. Proseguo, conscio di stare facendo bene.

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