Sogno dunque vivo

Ora mi sto davvero stancando di questi sogni in fotocopia. Come se non bastasse la realtà, ci si mette la notte a sfornarmi immagini ripetitive e pure inquietanti. Sempre più di frequente mi ritrovo in ufficio e l’ambiente nel quale sono costretto a muovermi è tremendamente più irritante e incasinato del normale. Sono definite le situazioni, persino le reazioni sono le stesse della realtà. Corro, sono indaffarato, provo in tutte le maniere a risolvere i problemi. Per almeno tre notti consecutive il contesto è stato questo. Perché? Come mai, dal momento che questa è una fase in cui il lavoro non sembra darmi noie? Cosa c’è sotto? Il sogno vuole forse indurmi ad odiare l’ufficio e a propormi per una nuova destinazione? Sarà l’insofferenza che sto mostrando verso un certo tipo di persone? Dunque, inconsciamente desidero un cambiamento? Avrete capito che l’interpretazione dei sogni è qualcosa che un po’ mi affascina; come già più volte ho affermato, desideri e paure inconsce non sono esprimibili dal vero. Le sopprimo ma loro tornano. Se sogni di questo tipo si fossero presentati almeno due anni fa, mi sarei dato una spiegazione semplice: non riuscivo a slegare lavoro e vita privata e non capivo che essi interagiscono e si scannano a vicenda. Ora però non è più così. Ho preso coscienza di come facendo vita da pendolare, una vita non puoi averla. Questa è una consapevolezza. Dopo quattro anni e mezzo di viaggi e di maledizioni, di pianti e di rimpianti, mi sono ufficialmente collocato tra i fortunati “sfigati”. Si, quelli che sono saliti sul treno giusto (e bene che è passato!) ma ce l’hanno comunque in quel posto. Quelli che non possono lamentarsi anche se nel loro piccolo si incazzano e ne hanno pure un mezzo diritto. E allora perché ancora questi sogni? Cosa c’entrano? Smetto di farmi domande, e mi limito all’interpretazione personale: sono stanco di fare lo stesso lavoro e non mi sento stimolato a migliorare. Probabile che attraverso certe immagini, io venga tenuto sulle spine, evitando afflosciamenti e rassegnazioni. I sogni mi ricordano che sono vivo e che esiste sempre una ragione ( per quanto banale ) per lottare, discutere, ragionare, scrivere. Mi tengo in vita con il pensiero e con le parole. La carenza di interlocutori e di momenti nei quali poter conversare costituiscono un disagio di fondo che forse è la ragione di certi incubi. Ma si vive di giorno, mica di notte. E so bene di stare andando nella direzione giusta, meravigliandomi di una pazienza che non mi è stata mai amica. Si, quanti nuovi amici. Di questo passo, non sarò più solo.

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