Tre elementi

Cominciamo col dire che i passeggeri del “sei e trenta” al Venerdì sono più zombie che mai. Siamo potenzialmente candidabili al ruolo di un qualsiasi film horror: occhiaie, gente che si addormenta con il capo piegato all’indietro e la bocca aperta, incarnati cadaverici. Non avevo sonno stamattina ed invece di essere felice del fine settimana alle porte, mi sono piegato sui soliti pensieri. Si arriva al momento tanto atteso senza un briciolo di forza; l’ultimo viaggio della settimana dovrebbe aprire nuovi orizzonti, farci sorridere al solo pensiero di non dover fare i conti con le carrozze fetide e i ritardi. E invece quando stanno per aprirsi le porte della libertà, io crollo. Tutto questo mi è passato in testa mentre, pigiati in prossimità delle porte, si è costretti ad osservare le facce e le espressioni dei propri compagni di sventura. Il Venerdì è “giornata corta”, uno stimolo in più ad affrontarlo con fermezza e ironia. Oggi mi è capitato di dover fare i conti con una collega un po’ “difficile”. Non è la prima volta che mi scontro con lei, a volte ho alzato i toni poi, ho preso le misure e mi sono imposto di non scendere a certi livelli. Evito per ovvi motivi di esprimere giudizi ma voglio sottolineare ancora una volta i miei progressi. Comodamente seduto sulla mia sedia, ho ascoltato, ho dissentito ed espresso le mie opinioni, con la fermezza e la freddezza di una persona che non ha paura di sé e di quel che pensa. Non ho mai oltrepassato la soglia dell’educazione, mi sono limitato a dire che per me sono fondamentali tre cose: umiltà, rispetto ed approccio. Se mancano questi elementi, con me hai chiuso. Il risultato è stato soddisfacente sebbene, con il senno di poi, io mi sono ritrovato in mano una patata bollente che i più si sono ben guardati dall’accettare. Io non ho paura. “A me non frega niente”. Io lavoro e non sopporto dover a tutti i costi cercare lo scontro per questioni di lana caprina. Si, posso dissentire, lamentarmi, poi basta. Se mi sono sentito cretino a ritrovarmi l’unico che si è preso il carico? No. E sapete perché ? Perché sono tranquillo ed il lavoro è solo lavoro, porca miseria. Otto ore di convivenza forzata sono tante, moltiplicate per cinque giorni e poi per quattro settimane e dodici mesi diventano un’eternità. Guai cadere nella trappola della valutazione o del confronto. Non è corretto generalizzare ma, allo stato attuale non riesco a distinguere le persone in colleghi e amici. Forse perché amici non ne ho. Quel che conta è sapere di essere sempre più pronto e determinato ad accogliere il meglio. Voglio il meglio, perché non sono più l’uomo inquieto di un tempo; so il fatto mio. Lo sento. Sempre meglio, direi.

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3 comments

  1. Briscole mi è sembrato di essere salita sullo stesso tuo treno con gli stessi cadaverici personaggi. 😦 Aggiungo che ogni tanto in quel soporifero dormiveglia qualcuno/a cade (come corpo morto cade) con la testa appoggiata sulla mia spalla ed io compassionevole di fronte a tanta stanchezza mi trovo a raggiungere il capolinea della stazione con quella specie di cocorita addosso.
    Il tuo ufficio da una lato ti provoca indubbio evidente malessere ma ti offre degli spunti imperdibili di racconti che io mi beo alla grande di leggere. Non volermene per questo! 😉
    Buon fine settimana Enzo, un abbraccio

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    1. Affy perché mai dovrei volertene! 🙂 Se i miei racconti,bene o male, suscitano un po’ di interesse non posso che esserne felice.La vita da pendolare offre aneddoti in quantità e a dire il vero, ne metto qui solo alcuni. Noi ci capiamo! Un abbraccio forte Affy.
      Enzo

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