Se telefonando..

Niente sfugge al mio senso critico e analitico. L’oggetto dei miei studi sono io e sempre io, in perenne e continua evoluzione, alla faccia di chi mi vuole ormai “arrivato”. Mi riferisco alla psiche, alle attitudini comportamentali, alle modalità di approccio al mondo. Il carattere non si cambia, la personalità è questa, non ci puoi far niente: ma chi lo ha detto? Come sempre la differenza la fanno i dettagli; sono protagonista di un film i cui spettatori non hanno pagato alcun biglietto ed è lecito che decidano di assistervi o meno. A qualcuno la storia piace, ad altri meno. Ma sono pochissimi quelli che focalizzano l’attenzione sul personaggio, cercando di capire come si muove nella storia. Il giudizio critico di chi ti osserva non è mai obiettivo. Io, da protagonista mi preoccupo di recitare la mia parte in modo sempre più soddisfacente, adattandomi all’evolvere della storia stessa. Ecco perché spesso mi assento completamente dal mondo, perché sono troppo indaffarato a regolare i meccanismi e a capire dove posso migliorare. Anche una telefonata a questo punto, può diventare oggetto di studio. La mia reazione naturale a certe cose dette è impressionante nella sua lontananza da quegli schemi cui ero solito aderire. Sono cambiato. Mi si abbozza un sorriso sul viso quando chiudo la comunicazione e mi viene spontaneo un : “Molti cambieranno l’idea che si sono fatti di me, si accorgeranno di avere a che fare con un altro Enzo”. Non vorrei si pensasse che il successo del mio percorso debba passare per la valutazione altrui. Scrivo per me, vivo per me, cerco di migliorarmi per me. Quel che viene dopo è un ritorno morale e psicologico non da poco, ma non è lo scopo di tutto. Giornate come questa riconciliano con l’accidia totale. Piove, la nebbiolina, un letto e un po’ di musica: tutto ciò può bastare. Eppure, per quanto insignificante, anche questo Sabato mi ha permesso di dare sfogo al mio senso analitico. Controllo, verifico particolari ai più del tutto sconosciuti. Cosa accadrà mai quando questo grigio lascerà il posto alla luce? I piedi sono ancora a terra, non ho vinto la paura di volare né dal vero né metaforicamente. Soffro di vertigini, ma non sarebbe male scoprire in questo limite un rischio da correre, trovandolo magari divertente, entusiasmante. Il fatto di pensare al “dove posso arrivare?” vuol dire che alcune delle catene sono state già slegate. Il cervello è sempre intasato ma i pensieri ora respirano aria buona. Una telefonata allunga la vita, diceva un vecchio spot; nel mio caso un po’ la illumina. Ora magari esagero.

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