Attàccati al tram!

L’esordio non è stato dei più felici ma del resto, cosa si può chiedere ad un Lunedì’? Trovatemi una ragione per apprezzarlo o almeno per non maledirlo. Si potrebbe decidere di lavorare anche il Sabato, spostando di un giorno il rientro in ufficio. Sarebbe però d’accordo il Martedì, a prendersi la responsabilità? Secondo me , almeno inizialmente, l’approccio alla settimana sarebbe diverso. E le abitudini del Sabato? La palestra, la spesa, la pennichella? Troverebbero adeguata collocazione. Si può fare? Basta con la vessazione del Lunedì! La compensazione è un ottimo compromesso, a volte neppure imposto. Stamattina il “sette e diciotto” pareva trainato dagli asini; un continuo partire , rallentare, fermarsi e poi ripartire. E meno male che lo stomaco non era pieno perché i continui strattoni avrebbero potuto rendere necessario un bel sacchetto. Quaranta minuti di ritardo e poi il solito badge che i sistemi di ingresso della metro non leggono mai. Risultato: scendi a precipizio le scale ed il trenino ti sfreccia davanti. La compensazione oggi aveva un numero : tredici barrato. Il vecchio tram mi ha permesso di recuperare almeno cinque minuti risparmiandomi la necessità di chiedere un permesso. Si può chiamare vita questa? O meglio, si può procedere eternamente cullando la speranza delle compensazioni? La mia mentalità da ragioniere accoglie sempre di buon grado i “dare” e gli “avere” che danno come risultato uno zero. La compensazione perfetta, che ti fa stare bene e che regola il bioritmo in maniera da evitare scompensi. Il mio vicino di posto, all’ennesimo rallentamento, ad un certo punto ha tirato un pugno sul tavolino accanto al finestrino. L’ho guardato con pietà e compassione ringraziandolo per aver preso le mie parti e alla fine sono arrivato al lavoro persino tranquillo. Vivo di compensazione anche materiale. Pensate agli acquisti venali. Ne ho in programma alcuni, strettamente legati alle mie passioni in solitario. Il fatto di pensarci, di attendere il pacco, di immaginare scenari, compensa la mia solitudine. E’ così, senza tanti giri di parole. Mi appiglio a questa fase in cui tutto sembra avere (se non una spiegazione) almeno una forma alla quale riesco ad adattarmi senza molta fatica. Il tempo, gli imprevisti, le paturnie, i flash depressivi, pare viaggino su una dimensione diversa dalla mia. Che posso ancora pretendere da questo Lunedì? Che diventi presto Martedì o che a lui lasci il destino infame di essere eternamente maledetto.

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