Amare (prima coniugazione)

Il sogno è stato uno di quelli ricorrenti: io di fronte ad una commissione d’esame composta da sole donne. Anche il contesto era congeniale e familiare, un luogo rimasto tra i miei ricordi indelebili. Ad un certo punto, la presidente della commissione mi rivolge una domanda: “Deve ripetere a memoria l’intera coniugazione del verbo amare”. Sono stato bravo e ho superato la prova, poi i ricordi svaniscono. Quanto vissuto stanotte ha molteplici significati, perfettamente aderenti alla realtà del mio vissuto psichico e non. L’ansia della prestazione, la tendenza a ricercare immagini dal passato, la paura di essere giudicato. L’elemento della mia riflessione sta proprio nel contenuto della prova, quel verbo amare di cui io nella vita faccio a meno. Una specie di test per capire se ancora sono in grado di coniugarne i tempi, qualora mi si presentasse l’occasione. Se qualcuno avesse avuto qualche dubbio sul mio cuore, ora sappia che ne sono in possesso e, all’occorrenza sarei in grado di esprimermi nel modo giusto. Incredibile cosa fa fare l’inconscio. Ti sbatte in faccia la realtà, il tempo di andare in bagno e hai avuto la prima lezione del giorno. Ci ho pensato ed ora ne sto scrivendo perché trovo giusto parlarne con voi, al fine di un confronto. Ho messo il cuore da parte, e questo si sa. Non ho mai detto di non aver la capacità di provare sentimenti, semplicemente non riesco a trovare qualcuno che sappia toccare le corde delle emozioni in modo speciale. La chiusura in favore del cervello è solo una barriera protettiva che ho innalzato al fine di scongiurare le ripercussioni della delusione. Io amo, io amavo, io amerò. I tempi li conosco bene, i modi un po’ meno. Gioco con le parole e mi diverte farlo. Forse dovrei prendermi sul serio, considerare realmente l’ipotesi di un cuore che scalza la ragione. Cosa mi sta muovendo ora? La percezione è che si tratti di passione, non di sentimento. Non intendo andare oltre la mia rudimentale interpretazione del mio inconscio ma è certo che esso non smette di mandarmi segnali ed io (invece) faccio orecchie da mercante. Se amassi, se avessi amato, se potessi amare. Coniugo bene? Ho gli strumenti giusti per parlare di amore? Oppure sono solo parole? Se è bastato solo questo a superare la prova, la realtà però è un’altra cosa. Il sogno si accontenta di parole, la vita vuole fatti ed il compromesso è la regola da accettare. Ce la farò ? Aspetto il prossimo sogno, il nuovo messaggio subliminale, la solita verità che l’inconscio mi sbatte in faccia.

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