Non multa sed multum

Sto constatando con soddisfazione di non avere più reazioni sconsiderate ai dispetti del tempo. Provare ad infilare troppe cose all’interno di spazi angusti come le fessure di libertà, non giova alla salute. Spesso peraltro, si tratta di incombenze del tutto effimere come fare ordine tra le cose oppure fare la spesa e prelevare al bancomat. Chissà se avessi persino una vita sociale. Come farei? Da anni infatti il tempo scandisce abitudini che nulla hanno a che vedere con l’uscita serale oppure la semplice gita domenicale. Per alcuni si tratta di piaceri ma nel mio caso solo di eventi eccezionali che rubano tempo, tanto da spingermi ad evitarli attraverso scorciatoie tipo: sono stanco, non sono motivato. Io non posso programmare nulla; non so come arriverò al fine settimana, se le condizioni saranno quelle di una bella rosa appena sbocciata oppure di un panno da pavimento. Per farla breve, rimango un asociale con la tendenza alle passioni private, alle soddisfazioni che non devono per forza essere condivise. Ciò che conta di questi tempi non è la mia attitudine ma l’evoluzione interiore e là dentro si lavora alla grande, credetemi. Qualche giorno fa ho deciso di concedere ( e concedermi ) un’altra possibilità. Ho buttato nel cesso le congetture e ho agito come mi ha suggerito l’istinto. L’idea di riavvicinarmi ad una persona dopo mesi di vuoto emotivo e tante parole, mi spaventa. A muovermi non è un bieco interesse come quello di colmare la solitudine patologica, ma il desiderio costante di verificare i progressi. Mi intimorisce il fatto di non aver abbattuto la fragilità emotiva che da sempre emerge quando mi relaziono ma, a fare da contrappeso c’è la quasi certezza di aver conosciuto una gran parte delle dinamiche di relazione. Ho una minima voglia di rischiare che, rispetto al passato è un passo da gigante. Forse sto scegliendo il momento meno adatto per scrivere e anche questo è un piccolo difetto da correggere. Mettere a nudo i pensieri non è un obbligo, tanto meno una di quelle cose effimere da infilare nelle fessure di libertà. Il diario sono io, è l’amico invisibile cui non si può chiedere di essere disponibile a mio piacimento e nei ritagli di tempo. Proverò a correggere l’abitudine malsana di dover scrivere a prescindere dal “sentire” qualcosa. Non posso correre troppo, ho il fiato corto. La qualità non deve cedere alla quantità. Non multa, sed multum, dicevano i latini. E loro la sapevano lunga.

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