Incantesimo

Oggi è stata una giornata di inizio primavera. Non mi illudo di niente ma è fuori discussione il magico potere dei primi tepori sul morale. E più le giornate si allungano e i cieli si liberano del grigio, più diventa difficile sopportare il lavoro. Io sono abbastanza fortunato: il mio ufficio si affaccia su un piccolo giardinetto che da qualche giorno ha cominciato a popolarsi di mamme e famiglie con bambini. I grandi finestroni fanno passare molta luce ed è un vero delitto doverli nascondere per colpa del riverbero sullo schermo del pc. Intorno alle quindici sono uscito perché avevo un appuntamento con il dentista; peccato che, appena arrivato in stazione, la segretaria ha pensato di spostarmi l’appuntamento. Si era dimenticata di avvisarmi. Ho perso un’ora di permesso e ho reagito con un sorriso. Effetto miracoloso del sole? L’aria tiepida? Non saprei ma non mi stupisco più della mia condotta. Ad esempio, oggi mi è stato affidato un compito estemporaneo proprio mentre stavo per uscire. Ho dato per scontato che qualcuno si sarebbe preso carico dell’incombenza, ben sapendo della mia urgenza. E in nome di una pregressa e costante collaborazione. Lo ha fatto, ma non senza qualche pungente critica nei miei confronti. Sono sicuro di me stesso, di quel che metto in tavola sul piano della disponibilità. Mi aspetto altrettanto sebbene il più delle volte ottenga indifferenza. Mi muovo diversamente in ufficio, il progresso interiore sta mietendo vittime: mi riferisco a quelle persone che mi avevano ormai inserito tra i “soliti prevedibili”. Non ho idea di quel che riesco a trasmettere loro, se hanno notato qualcosa; probabilmente non è così. Quanta gente, tra le migliaia che incontri sul tuo cammino, si è mai fermata a conoscerti veramente? Da quali e quante persone puoi sostenere di avere imparato qualcosa e loro da te? Tutto ciò presuppone dedizione, costanza, presenza. Requisiti di fondo che non sono più richiesti per poter definire un rapporto come amicizia, persino in amore. Io assisto impassibile alla morte lenta dei valori, conscio di esserne ancora portatore, fregandomene di essere o meno apprezzato per questo. La conseguenza è che non mi stupisco più di niente. Tale e tanta è la voglia di raggiungere l’obiettivo. Non è, ripeto, un punto di arrivo, ma solo la capacità di godere della vita per quel che dà. Vorrei quest’incantesimo non finisse mai. Ci sarà sempre meno da dire e da scrivere fin quando avrò questa visione delle cose. Ora che gli uomini sono tornati perfetti mortali ed io uno dei tanti, posso provare ad apprezzare la normalità. Ci sto lavorando sopra.

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