Tutto e subito

Avere imparato a dimensionare l’importanza degli eventi è stato un bel traguardo. Fondamentale, direi. E ne sono felice se penso che il risultato è stato ottenuto senza passare per una di quelle situazioni che accadono e (improvvisamente) ti fanno dire: “Queste sono le cose importanti della vita”. No, niente di tutto questo. Ci sono arrivato da solo, semplicemente inculcandomi il pensiero per cui stare bene è sempre la priorità. Ovvio che quando senti le persone raccontarti dei propri guai, ti fai un esame di coscienza in un nano secondo. L’elemento nuovo sta nel progressivo allungarsi dei tempi di questa presa d’atto. Hai capito qual è il peso da dare alle cose e non lo hai dimenticato subito. Un gran balzo rispetto a qualche tempo fa. Piagnistei, lamentele, piccole reazioni di rabbia a fronte di eventi od accadimenti di modesta portata. Oggi ho fatto i conti con un altro aspetto di me su cui dovrò lavorare ancora molto: l’ansia che mi prende quando mi trovo costretto a fare più cose nello stesso momento. Parto già male dicendo che sono “costretto”. Nessuno mi sta puntando un’arma, nessuno in ufficio mi ha mai fiatato sul collo al punto da indurmi a sentirmi male. E’ un mio problema. Sapevo che sarebbe stata una mattina impegnativa e mi ero convinto del fatto che, qualora fosse arrivato un intoppo, non lo avrei gradito. Ci sono compiti che, comportano grande responsabilità e devono essere svolti con la dovuta cautela. Qualora si è messi nella condizione di svolgerli male, gli effetti potrebbero non essere piacevoli. In realtà io chiedo la luna a me stesso. Pretendo la luna. Vorrei esser sempre coscienzioso in quel che faccio e mal tollero le “deviazioni” di percorso. Se ci pensate, questa intransigenza è solo un sintomo di insicurezza. Devo continuamente dimostrare a me stesso di essere capace. E se non riesco, rischio di subire un giudizio negativo. Io non ho bisogno di psicologi vero? Ho capito il mio problema. E da bravo bimbo ci sto lavorando. Preso dall’ansia, ho alzato la voce nei confronti di un utente che stava trattando a malo modo una collega. Due minuti, poi sono rientrato in ufficio. Non è tornato niente del mio modo di agire in termini di senso di colpa. Nulla. Anche questo è un bel segno. Ho lucidità sufficiente ad analizzarmi più e meglio di prima. Non sento la schiena curvarsi, nemmeno i pensieri lamentarsi del troppo affollamento. Si può essere ripetitivi in tanti modi, ma è decisamente meglio farlo raccontando di come una persona può realmente imparare da se stessa. Anche quando, schiacciata tra gli studenti nella metro delle due di pomeriggio, avrebbe solo voglia di schioccare le dita e ritrovarsi sulla prima isola deserta disponibile.

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2 comments

  1. Non esiste più il problema, esiste un fatto di cui occuparsi. 🙂
    Il tuo post è un momento di profonda riflessione che mette a nudo la capacità che ognuno di noi possiede per riuscire ad estrarre da se stesso il meglio, riuscire a leggere con una diversa chiave di lettura il paziente che è in noi significa riuscire a trovare la sua giusta terapia.
    Un abbraccio Enzo.
    Affy

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