(Non) mi piace

Accontentarsi di poco non sempre è sinonimo di mediocrità. Bisogna considerare le potenzialità, il contesto, le esigenze e ricordarci umilmente a cosa possiamo ambire. In questo periodo della mia vita, accontentarmi non significa accettare passivamente uno stato di cose. Ad esempio, avendo abbandonato il progetto di trovare un amico vero, mi sto placidamente addormentando sulla presenza centellinata; e (finalmente) sulla libertà di non essere io stesso presente. Sintetizzo i rapporti di amicizia così: “Siamo amici se e quando vogliamo, se ci interessa oppure no, tempo permettendo.” Il concetto principe contenuto in questa frase è: fretta. Si corre, si hanno mille impegni, si ha da badare a sé stessi. L’amicizia dunque trova posto in agenda come fosse un’incombenza qualsiasi, una grana da risolvere per chiudere la giornata a posto con la coscienza. Noi che ci crediamo e a modo nostro troviamo il tempo per pensare a qualcuno, percepiamo meglio l’altrui assenza, quanto poco tempo ci dedica, ma non osiamo più pretendere. Finiremmo con l’ottenere risposte tipo: “Anche tu potresti farti sentire, non posso darti l’amicizia che cerchi”. Ho risolto una bella grana accontentandomi. La mediocrità è un’altra cosa, lasciamola a quelli che prediligono la quantità alla qualità, che scelgono di condividere con migliaia di persone piuttosto che parlarne con un amico in privato. Mi riferisco a situazioni della vita che vengono buttate in piazza per ottenere quelle merde di “mi piace” anziché ricordarsi di quegli amici che avrebbero piacere a sentirsi tirati in causa. Non voglio tediare e tediarmi con discorsi inutili sul valore inflazionato per eccellenza, ma l’ho preso ad esempio per far capire il mio mutato atteggiamento al riguardo. Mi accontento e accantono l’ambizione anche nei contesti che mi sono ostili, vedi l’ufficio.La pretesa inumana di ottenere riscontri genera stress e frustrazioni, sia nella vita che nel lavoro. La domanda finale è: “A cosa lasciamo l’ambizione? Dove possiamo mettere a disposizione le nostre qualità, certi di non averle sprecate? Se non le persone od il lavoro, cosa può darci gratificazione vera? Le passioni rappresentano ancora un’oasi nel deserto dei valori e dei contesti aridi cui siamo costretti ad abituarci. E’ là che, almeno il sottoscritto, prova a buttarsi con tutto se stesso, ottenendo il miglior riscontro che esista: l’autostima. Ho scritto questo post con l’unico intento di ricordare a me stesso che sono tuttora ambizioso e che le energie vanno sempre destinate alle attività che restituiscono gratificazioni. Gli umani? Almeno per quanto mi riguarda, mi accontento di ritenerli imperfetti. Li accetto, li tollero. A loro i “mi piace” a me i “mi piaccio”. E tanto.

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