Ultimi arrivi

Non mi piacciono i compleanni e non mi piace l’ufficio. Potrebbero dunque piacermi le feste di compleanno in ufficio? Partiamo dal presupposto che probabilmente sto invecchiando e la cosa ha un certo peso: sono più asociale, tignoso, ipercritico, insofferente ai contesti forzati. Ora che ho messo le mani avanti, posso cominciare la mia filippica. Parliamo di “ultimi arrivati”. Anch’io lo sono stato anni fa e ricordo bene la fatica a camminare sulle punte. Senza rumore, con educazione e rispetto per chi da lì a poco mi avrebbe insegnato qualcosa. Il mio timore di essere giudicato ha evidenziato una forma di quasi riverenza; forse nel mio caso è accentuato ma di certo non fa male alla società. Da ex-ultimo arrivato mi libero di un peso e dico cosa penso dei nuovi ultimi. Non hanno umiltà, meno di zero. Non hanno rispetto, ancor meno di zero. Glielo si legge in faccia che non si sentono in dovere di portartelo. Io poi ho un grande difetto: so usare bene le maschere ma se mi stai sul culo ne faccio a meno. Ti snobbo e sto lontano dalle tue frequentazioni. Io non capisco perché si voglia a tutti i costi imporre la democrazia. Perché mai dovremmo essere tutti uguali ed esserlo ad un livello infimo. Io non voglio nemmeno immaginarmi equiparato a persone che non sanno il significato delle parole “grazie”, “scusa”, “per favore”. Io sono ad un altro livello. Confesso, riconosco di essere antipatico e poco incline al gruppo. Ma io odio i gruppi precostituiti. Se ci sto dentro è solo perché condivido qualcosa, non al solo scopo di sentirmi protetto o beneficiato. Quindi vado fiero del mio essere sopra il piedistallo, il maestrino con gli occhiali, il saputo, quello che ti deve riprendere ad ogni errorino. Chi vorrebbe un collega come me? Nessuno, penso. Ora però valutate se è peggio la sincerità che si esprime nell’ironia pungente oppure la falsità che si serve della mediocrità. Direi che non ci sono dubbi! Non partecipo alle feste di compleanno in ufficio perché sono intrise di un’aria infetta, fatta di sorrisini, paroline simpatiche e tanta voglia di mangiare a sbafo. L’ipocrisia è un germe che si nutre dell’uomo mediocre. Si sente che non sono in forma e che ho avuto una giornata pesante. Alcune preoccupazioni mi stanno rendendo l’ufficio un nemico. Non è colpa loro, né degli ultimi né dei primi e nemmeno del compleanno. Siamo umani e non è sempre semplice schermare completamente le ansie. Non ho comunque perso l’occasione di dire la mia, di sfogarmi davanti a questi fogli e testare la mia ancor debole resistenza all’umano medio. Pazienza. Non sono più l’ultimo ma nemmeno il primo. Sto nel mezzo e rompo i coglioni.

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2 comments

  1. Mi riconosco molto in questo post soprattutto per la parte che riguarda l’umiltà “degli ultimi arrivati”.
    Mi sono comportata e mi comporto ancora adesso con umiltà nell’apprendimento di nozioni da parte di esperti del settore, ho fatto però spesso i conti con la presunzione e l’arroganza di chi, ultimo arrivato, non ha tenuto conto né di gerarchia né di educazione.
    In tal caso mi sono comportata alcune volte ignorandoli decisamente, in altri casi facendoli sentire “persone piccole” da tenere lontane, a debita distanza dal mio raggio d’azione.
    Un abbraccio
    Affy

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