Disordine

Sono nervoso. Ma sono un uomo e ci sta. Ho ricevuto un gesto simbolico di pace, quella fetta di torta che d’un botto fa precipitare le considerazioni arcigne di ieri. O magari anche questo gesto è ipocrita. Una sequenza. Sto ridendo, davvero non penserete che sia così malizioso e prevenuto, vero? La torta, per la cronaca, era buona e gustandola ho pensato a tutto meno che a quello che ci stava dietro. Bisogna smettere i panni della formalità e del pregiudizio, alle volte. Resta il fatto che sono nervoso e la cosa in certi frangenti mi torna davvero utile; ad esempio, mi trovo agevolato nel dare risposte dirette e senza fronzoli per far capire cosa penso. In questi momenti me ne strafrego di rapporti gerarchici e quant’altro e tiro fuori tutta la mia dose di lamentela accantonata. Senza dimenticare gli attacchi a Tizio o Caio sotto forma di messaggi subliminali. “Enzo, calmati”. Chi mi sta vicino in un certo senso mi capisce e la cosa trascende il semplice rapporto collega-collega. Arrabbiarmi o tirare fuori un po’ di palle è sempre un modo per scacciare via tensioni che albergano dentro e nulla hanno a che vedere con l’ufficio. Solo che questo diventa un bel pretesto per scaricare. Sarà colpa della dieta? Non ho un machete puntato al collo ma ho scelto di dare una regolata alla mia alimentazione, eliminando un bel po’ di grassi. Ora passerà l’immagine di un vanesio, attento all’apparire, falso modesto in cerca di apprezzamenti. Mi voglio bene e mi odio al tempo stesso, la contraddizione regna sovrana in questo corpo e in questo cervello. Ultimamente mi sento ripetere che è ora di sposarmi e trovare la mia dimensione; ci si è messa pure la dentista. Ieri sembrava di stare sul lettino di uno psicologo: “Ma perché non ti sei mai sposato? Hai paura della convivenza? Alla nostra età dai, bisogna trovare una dimensione”. E che potevo risponderle? Avevo un trapano in bocca e avrei voluto dirle di farsi i cavoli suoi. Sento di essere un privilegiato per molti ma so che non è così: la solitudine di oggi è mitigata dalle presenze di persone importanti, vitali. Quel che mi fa paura è di ritrovarmi sperso, afflitto dai rimpianti. Chiudo qui, perché non trovo giusto rimuginare ma agire. Non ascolterò la dentista o chi altro, devo provare a sentire il cuore. Se poi il cervello mi dice che sono forte, tanto forte da poter proseguire così, andrò avanti. E’ un post disordinato come la mia testa. Giuro che da buon appartenente al segno della Vergine, metterò tutto a posto.

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