Dalla mia parte

Non è mai bello iniziare una nuova settimana di lavoro. Però, quando hai forza e determinazione dalla tua, le cose dovrebbero essere più semplici. Mi sono dato un termine, precisamente le prossime feste Pasquali. L’obiettivo è arrivarci senza tirare il tempo, tanto non mi corre dietro nessuno; la speranza invece è di avere buone notizie e di riuscire a trascorrere il breve periodo festivo, in santa pace. Tre settimane. Dicevo che ho come alleati forza mentale e lucidità, strumenti indispensabili per mantenere l’equilibrio a certe altezze; chi soffre di vertigini tutto deve fare meno guardare giù, dove potrebbe schiantarsi da un momento all’altro. Anche questa Domenica è stata produttiva. Ho deciso di non accendere il computer e ho fatto numerosi lavori in casa per tenere la mente occupata; sapete, trascorrere ore e ore incantati davanti ad uno schermo peggiora le cose. Così, ora che sono qui a scrivere i miei pensieri, anche i miei occhi ringraziano. Quando realizzo di avere sfruttato le pillole di libertà al meglio, la soddisfazione è massima. C’è un bel rovescio della medaglia: eccezion fatta per le sedute in palestra, non ho messo il naso fuori di casa. Va bene che non mi sto fossilizzando sull’argomento “alienazione” o su quello “solitudine”. Perché dovrei pensarci? Ho altre cose per la testa ed inoltre mi rendo conto di affrontare tutto senza grandi patemi. La domanda che mi pongo alla fine di ogni giornata è sempre la stessa: “Starò reprimendo?” Oppure: “Questa situazione di grande lucidità è solo apparente e a breve sbotterò?” Non possiamo nascondere il fatto che non avere una vita sociale, qualcuno con cui uscire di casa per qualche ora, o essere sempre più lontani dal mondo, non generi frustrazione. In questo senso si pone la perenne diatriba reale-virtuale, mondi che ho alternativamente collocato sul piedistallo oppure in fondo al pozzo. Sono dovuto passare attraverso recenti (e cocenti) delusioni reali per ridare lustro al virtuale. A questo punto, stanno alla pari. E a proposito di virtuale, vorrei ricordare l’importanza di queste chiacchiere e la presenza silenziosa di voi lettori a formare il mio salotto serale, quel tappeto sul quale sedersi ritrovandosi a raccontare la propria giornata. Ho decisamente cambiato rotta ma questa mia nuova predisposizione alle parole di conforto (non alimentate dalla presenza) non ha effetto retroattivo. Mi spiace per chi ci ha provato senza successo ma ora devo guardare avanti. Con la mia forza e la capacità di accogliere coloro che non promettono, non illudono ma si limitano a soffiare alle spalle, spingendomi verso la meta. Delicatezza, sobrietà, rispetto.

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