Sulla giostra

Ho capito, il messaggio è stato chiaro. La colonna dei ritardi piena, il treno che non parte ed il trasbordo ad altro convoglio che dovrà aspettare l’intercity; piove, quella schifezza fine che trasforma Marzo in Novembre. Ho capito, è Lunedì ed è chiaro. Ci avviamo lentamente e provo a fregarmene di tutto, magari leggendomi in santa pace qualche articolo, poi ricevo un messaggio dalla collega d’ufficio: “Oggi non ci sarò”. Arrivo a lavoro e mi aspetto da un momento all’altro il fuoco di fila delle grane che puntuali, arrivano. La settimana ha inizio signori, diamo il via alle danze! Sarò mica l’unico ad avere la sensazione di stare sulla giostra senza poter scendere, no? Siamo in ballo, balliamo e facciamolo fregandocene di tutto e affrontando di petto quello che accade. Lo ripeto a casa da un po’ di giorni: è tutto un casino, evitiamo di isolare i problemi, smettiamola di spaccarli in mille pezzi per analizzarne le ragioni tanto non ne verremmo a capo. Sto nel bel mezzo di un giro di giostra come tanti capitano nella vita. Siete mai riusciti a pensare qualcosa mentre affrontate il giro della morte sull’ottovolante? Ecco, io bado solo a non cadere, a non lasciarci le penne, quello che accade nel mezzo è solo un miscuglio di paura, esaltazioni e depressioni, sorrisi e silenzi, tanto prima o poi dovrò scendere. Al di là di questo non sarebbe male poter avere fiuto per le giornate di merda, bypassare gli imprevisti e quegli avvenimenti che di solito ti fanno dire “piove sul bagnato”. Sarebbe troppo semplice e svanirebbe il gusto dell’imprevedibile che, pensandoci bene, è il succo della vita. Mantenere alto il livello di attenzione non serve come non serve fossilizzarsi su qualcosa nel timore che possa accadere. Per quanto possiamo premunirci, agli occhi del destino siamo sempre disarmati, piccoli puntini che possono essere schiacciati da un momento all’altro. Questa settimana parte e anche la giostra riparte puntuale: sento di voler essere ed apparire positivo, senza maschere ma con l’intento di esprimere me stesso in modo naturale. Sto pensando a me e non è squallido egoismo in un momento nel quale dovrei pensare solo a chi vive un problema. E non si osi la coscienza di venirmi a disturbare, non mi affosserà, non riuscirà a farmi credere che sto sbagliando. La strada è quella giusta, la dimensione mai quella normale.

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