Un gran casino

Cielo grigio che rovescia secchiate di pioggia come se, avendo represso (pure lui) molta delusione, decidesse che è il momento di sfogarsi. Forse lo è per lui, non certo per me. Ho scelto di andare controcorrente senza farmi intimorire da questo abito scuro e dal rischio di sembrare inopportuno usando l’ironia e la ragione. Sarebbe troppo facile adeguarsi al contesto naturale e calarsi nei suoi panni per non fare brutta figura; un po’ come quando ti presenti ad una festa importante con jeans e maglietta. Avresti tutti gli occhi addosso ma non ti sentiresti a disagio se avessi la forza di credere che quel che conta non è l’apparenza. E vado anche oltre ciò che ti si prospetta, le parole spesso dure come macigni. Circoscrivo la situazione nel modo più stretto possibile e mi auto osservo per sentirmi a posto con la coscienza. Sto diventando egoista nella misura in cui ho bisogno della massima lucidità per trasmetterla a chi la deve ricevere. In sostanza me ne fotto dell’etichetta e di dover apparire come la situazione vuole e impone. Non sono tecniche studiate a tavolino, tattiche elaborate come per una partita di pallone; tutto viene tremendamente naturale. Tengo botta cullandomi sulla teoria del “casino indistinto”: avete presente quei quadri astratti in cui faticate a trovare un motivo alla base del pastrocchio? Cosa avrà mai voluto dire l’artista? Come mai tanto casino riesce ad avere un valore inestimabile? Anche il mio modo di vedere le cose è difficilmente comprensibile ma giuro che a me regala benefici enormi. Divulgare le proprie teorie di adattamento agli eventi della vita magari torna utile a qualche mio lettore. Pecco di presunzione ma questa mattina, chiacchierando con una collega (che sta vivendo una situazione simile) le ho illustrato i miei convincimenti e ci siamo confrontati. Quel che conta è stare bene, parlandone, provando a capire se guardando la realtà come un miscuglio di inevitabile, imprevedibile e quasi totalmente fuori dalla nostra portata, sia più facile esorcizzarne gli effetti. Lascio al cielo la voglia di sfogarsi, d’altronde lo capisco. Mi hanno insegnato (purtroppo) che a costringere gli altri ad indossare il nostro stesso abito scuro, non si fa una bella figura e si viene tacciati di pesantezza. E allora rimango in jeans e maglietta, così non si offenderà nessuno.

Annunci

2 comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...