Uomo medio

La frase che da giorni mi sento rivolgere più spesso è: “Ma sei dimagrito?”. Qualche tempo fa l’avrei presa a male perché nel mio caso, il perdere peso è quasi sempre legato ad un periodo di forte stress. E lo stress nasce dal lavoro e dalla vita di pendolare; e quando penso alla vita sui treni (e al tempo perso) io me la prendo ulteriormente. Ma i tempi cambiano. L’espressione corretta è : “mi sto asciugando”. A parte gli scherzi, sto seguendo un certo tipo di dieta che mi consente di eliminare gran parte dei grassi e a questo aggiungo la nuova abitudine di bere molto. Mi sento molto stanco a causa del cambio di stagione ma in compenso il peso forma e la salute sono sotto controllo. Cose che non interessano a nessuno di voi ma avevo pur bisogno di un incipit. Ora che ne ho esaurito il contenuto, passo ad aggiornarvi sui soliti impercettibili mutamenti interiori. Apparentemente è stato un normalissimo Venerdì, fastidioso come altri inutili giorni della settimana lavorativa. Di tanto in tanto la mia riflessione interna (mentre osservo fuori dal finestrino) cade sul tema della ripetitività, dell’abitudine e rimbalza ritornando sotto forma di non accettazione della propria essenza di automa. Ed è fortissimo il desiderio di staccare la spina; l’ultimo periodo di vacanza vera è di oltre sei mesi fa. Vero è che qualcuno le ferie non se le può nemmeno permettere, ma io ho un disperato bisogno di cambiare aria. Perché nel frattempo c’è solo casa, computer, ordinarsi le cose, lavarsi, dormire, vestirsi, attendere sul binario, scartabellare le scartoffie e poi di nuovo stazione, rogne e via dicendo. Direte che è la vita di un buon numero di noi, che è la stessa situazione in cui versa l’uomo medio. E lo so, ma la mia battaglia virtuale (quanto inutile) è proprio questa: liberarmi dell’etichetta imposta di uomo comune, costretto suo malgrado a vivere di abitudini odiose. Ma di cosa mi sto lamentando? Di vivere e lavorare? Me ne accorgo ora? Ho solo bisogno di vacanza oppure di inchiodarmi nella testa il concetto per cui se voglio cambiare qualcosa, devo pure io cambiare. Troppo comodo stare qui a riflettere, a fare congetture, mentre la vita là fuori non si ferma. Diciamo che si è trattato di un piccolo sfogo e che la paura continua nonostante tutto a permearmi e a trattenermi sulla terra. Che poi, volare a volte vuol dire accettare il fa da contrappasso, il desiderio di fantasia. Si, sono un uomo medio con le paure di un bambino.

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2 comments

  1. Affy ne sono convinto anch’io. Gli alti e bassi fanno parte del gioco ma si tratta di piccole battaglie di una guerra che sto ampiamente vincendo. 🙂 Un abbraccio e buona Domenica a te.
    Enzo

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  2. Se fossi stato un bambino con le paure di un uomo medio ti sarebbe andata peggio, però!
    A me sembra che piano piano stai raggiungendo l’obiettivo, forza Enzo.
    Buona domenica, un abbraccio 🙂
    Affy

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