Escursione termica

Le giornate sono calde, anche troppo per poter sopravvivere con tenute ancora invernali. L’escursione termica pesa su quel corpo d’argilla che fino a qualche tempo fa era roccia. Si sono invertiti i ruoli: ora che fuori mi sento debole e fragile, dentro è qualcosa di impenetrabile, impermeabile, invincibile. Non mi aspetta un compito molto arduo per ottenere il giusto compromesso, basta abbandonare la via di mezzo che ho imboccato da alcuni mesi e percorrere quella della stabilità. Stupidamente ho sempre pensato che vivere le fasi di passaggio fosse un’inutile perdita di tempo in cui occorre fare ordine per preparare a meglio il futuro; dunque solo sopravvivenza. Niente di più sbagliato! Si può essere produttivi anche nei periodi in cui avverti chiaramente di sfuggire al tuo stesso controllo, alle manie, alla perversione della perfezione. Dall’inizio dell’anno mi ha accompagnato fedele la sensazione di stare facendo cose giuste pur non avendo davanti agli occhi alcun riscontro; solo un terreno adeguatamente coltivato i cui frutti sarebbero venuti alla luce da lì a poco. E allora vai di forza mentale per gestire il cambiamento, accettarlo, immaginare il futuro, assistere chi è in difficoltà. E mentre fai tutto questo, sbirci quotidianamente nello specchio il volto spento, le occhiaie; recuperi un po’ di fantasia inutilizzata e sogni spiagge su cui mesi e mesi fa ti abbandonavi al sole e facevi progetti per l’inverno. Ora basta, è arrivato il momento di cambiare l’aria a questi fogli e a questa stanza che si chiama anima e ha bisogno di respirare. E’ un vero peccato non essere capace di riportare qui quel poco di colore che sta fuori dai miei discorsi e rende la realtà qualcosa di sopportabile e di cui parlare con sobrietà e allegria. Non so, raccontare del vento che spazza le nuvole e mi regala cartoline mozzafiato mentre mi avvicino al lavoro. Dire qualcosa dell’ora legale che dà un vero perché al viaggio di ritorno e al finestrino sporco oltre il quale riesco finalmente a vedere le colline. Può darsi che scelga il momento sbagliato per lasciare un po’ di pensieri, ma faccio molta fatica a non essere sintetico, diretto, conciso. Non succede nulla, davvero non finirebbe il mondo se uscissi dai confini dell’articolo quotidiano per lasciare tracce, di tanto in tanto. Non annoierei, non mi annoierei e alla fine mi accorgerei che nessuno se ne sta preoccupando. Esistiamo per noi e per pochi, pochissimi intimi; per la maggior parte di questi ultimi poi, le parole non servono; contano i gesti, la presenza. Qualcosa in grado di generare ricordi e far battere il cuore.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...